Dead Skyline

“Ciò che non uccide rende più scemi” – Quattro salti in padella a “Qual Bar Sotto il Ring” – Malavena Edizioni – di Hugo Bandannas – Intervista di Francesca Oggiano

ottobre 23, 2015
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dalla nostra inviata fotoreportA e riportina: Francesca Oggiano portatrice insana dell’ incurabile morbo “Oggyanite” contratto nell’afosa Tunisi. Vi siamo mancati balordi di Deadskyline? – intervista a modino al vostro de-composto Hugo Bandannas da Compo-Stela, redattore di Deadskyline, miglior peso morto pound for pound 2015, autore di – Quel Bar Sotto il ring – malavena edizioni in uscita a Dicembre.

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Francesca: – Hugo Bandannas dal rock al boxe-rock. Cos’è che ti ha spinto a scrivere quel bar sotto il ring?

Hugo – :Il palcoscenico mi andava stretto ormai: ho calcato le peggiori assi di legno delle lontane province di inculandia per 20 anni. Sia chiaro una volta per tutte, su un palco ci salgono i ciarlatani, sul ring soltanto gli eroi.

La spinta propulsiva per scrivere “quel bar sotto il ring” e’ stato proprio il forzare quel lato eroico che in determinate circostanze inaspettato emerge dagli abissi della assopita coscienza.

Francesca: – Una storia che si svolge in 8 round con un quadrato senza confini. Lo sfondo è Civitavecchia e il legame fra passato e presente è the Marvellous. Quanto voglia c’é in questo libro di raccontare un percorso di vita, ciò che si lascia, perde e si ritrova. O due vite, dato che CIvitavecchia e il mondo restano fissi su uno sguardo incrociato il tuo e quello di The Marvellous.


Hugo: – Come dice The Marvellous “al limite degli 8 round devi deciderti a mettere giù l’avversario“, puoi vincere sulle 12 o 15 riprese ma una vittoria ai punti è sempre un rischio, puoi aver dominato e poi magari andare giù al tappeto un secondo prima del gong col famoso cazzotto della domenica. Il ring, o quadrato ha un aspetto molto meno metaforico con la vita di quel che si pensi, così come il Porto in cui si salpa, si transita, si torna e si riparte. Non posso sapere a che round sono arrivato o in che porto sono approdato, l’unica certezza sta nel viaggio, in questo cammino The Marvellous mi accompagna come un Virgilio fulminato per i perigli di codesto limbo che si chiama mondo.

Francesca: – “La vita avversa tempra”. Quanto è difficile vivere in città di provincia? Quanto lo è stato e che differenze ci sono fra il tuo tempo e il tempo vissuto da The Marvellous nella stessa città.

Hugo: – Il mio rapporto con la provincia è controverso: nell’adolescenza mi andava stretta come dei jeans due taglie in meno, ora addirittura devo mettermi una cinta per quanto la trovi sconfinata, la mia dimensione ideale al momento è quella di un paese-villaggio, basta che non sia del mulino bianco, Yo so bandannas e non banderas! Per the Marvellous il discorso è diverso, credo che non si sposti da Civitavecchia da almeno 30 anni, l’ultima volta che ha varcato la frontiera fece un rovinoso incidente con la sua Moto Guzzi in Normandia. E’ un pensatore come Deleuze, essendo completamente assorbito dal suo flusso di coscienza teme che cambiando città questo rettilineo di idee strampalate si interrompa definitivamente.

Francesca: – The Marvellous elenca in 8 round grandi nomi del pugilato e della musica. Pensa a grandi nomi del pugilato o alla tua colonna sonora da raccontare quando sarai allo stesso suo stesso round.

E se the Marvellous fosse una droga quale sarebbe? E tu?

Hugo: – Non posso arrivarci nelle stesse condizioni, anche adesso il confronto è impari : è come far combattere un peso superleggero contro un supermassimo. The Marvellous è un monumento, è il Cassius Clay della boutade, ha una cultura omniscente d’altre epoche ed una memoria da Pico della Mirandola
E’ un maestro delle citazioni. In lui coesistono l’avanspettacolo di Antonio De Curtis come dote di natura, un pensiero indomito e saettante a la Bruce Lee, il destro pesante di Foreman e l’imprevedibilità criminale e paranoica di Charles Manson.
Marvellous è una droga di per sè: ma non dà dipendenza bensì forgia menti indipendenti e libere, sarebbe l’insegnante ideale se non esistessero le scuole…ad ogni modo è anche un potente fungo allucinogeno, in fondo viene dagli psichedelicissimi anni ’60.
Io potrei essere uno speed, per una certa bipolarità poco polarizzata, ma preferisco pensarmi come una red bull irresponsabile che si schianta al suolo perché “non mette le ali”.

Francesca: – Il quadrato del ring è in fondo un po’ come un palcoscenico e come tu dici i round sono le battaglie e le avversità della vita, anche se è difficile sapere qual’è il round che ci attende si può comunque percepire a quale round siamo lungo la strada. Piani presenti e futuri?

Hugo: – Navigo a vista; il pugilato e la vita hanno in comune il fattore X, quello dell’imprevedibilità, il cazzotto invisibile mette sempre k.o. Per il momento il mio impegno è promuovere “Quel Bar Sotto il Ring“, è in uscita dopo diverse traversie i primi di Dicembre, lo venderò a prezzo popolarissimo, 5 euro in formato e-book per la mia Casa Editrice Malavena Edizioni via email. Tornerò presto ad allenarmi e a tirare di boxe ma dopo che il mio amico, nonché leggenda della boxe Gianluca Silver Horse Branco scherzando sul ring mi ha “autografato” una costola, mi limiterò a guardare gli incontri in TV fantozzianamente con birra e rutto libero.

Francesca: – “La mia è la generazione della contestazione della morale
giudaico-­‐cristiana.
Poi c’è stata l’epoca delle
donne: l’esagerazione delle femministe
che ha portato a delle conquiste non
indifferenti”. THe Marvellous: Oggi è l’era della sobrietà
Secondo te la nostra che generazione è?

Hugo: – La generazione nata, come me e te, nei ’70 è quella di mezzo, non a caso la più sfigata, quella che ha dovuto solo incassare, schivando poco o niente, ci siamo presi tutto quello che veniva come degli scontri frontali in contromano: i rave, le pasticche, il nichilismo in flanella di kurt Cobain, l’onda lunga dello yuppismo anni ’80, mani sporche che poi sono diventate “mani pulite” e si sono risporcate, il Biscione, il lavoro inter-urinale, le briciole del capitalismo, il terrorismo islamico mascherato da Ronald (Regan) dei Mc Donaldi etc.etc.
Sai che c’è? non ci può parare sempre il culo con l’assunto di Nietzsche “ciò che non uccide rende più forti” perché ciò che non uccide rende anche assai più scemi un po’ come il pugile che si ritira ormai suonato no. per chi suona sta campana ?

Francesca: – Quindi come dice the marvellous questa generazione della sobrietà farà qualcosa di grande basta dargli tempo?

Hugo: – sicuro, voglio sperarci, ma a questa generazione e a quelle che si succederanno sono rimasti sempre meno round prima della campana-armageddon, poi in fondo la verità è che: “ma non lo so- non lo so- non lo so- non lo so – ad libitum citando I Soliti Idioti