Dead Skyline

Tropico del Cactus free download

luglio 10, 2020
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Tropico del Cactus


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Dal catrame non nasce niente dal Basento nascono gemme

gennaio 13, 2019
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L’invisibile “In Di Visibile” di Mimi’ Burzo

gennaio 7, 2019
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Malavena è una casa Editrice in-visibile, e per questo si prende cura di pubblicare una autrice in-di-visibile.

Esiste qualcosa che si spinge oltre la cura/culla della parola, l’ essenzialità del verso, l’aritmia del ritmo, il minimalismo della prosa?

Da qualche parte una frequenza resiste, mal percepita dal comune sentire.

Saturi di visibilità, sovraesposizione, presenzialismo, manipolatori mediatici, liquidità social ed epifanie dell’ego celebrate sull’altare della pro-patria.

Ed allo stesso tempo di: intimismo casereccio, bunker per nostalgici estremisti degli outlet dei bei tempi andati, accolite di adepti che celebrano il culto massaio del “fai da te” e del celacantiamoecelasuoniamo da soli, senza i fasti del massone.

Malavena Edizioni è una casa editrice senza fissa dimora: una casa editrice clochard!

Mimì è un tuttuno in/di/visibile per l’appunto.
Nei suoi versi non c’è mai quella poetica del comfort zone – local versus global e neppure una via di fuga profuga del pellegrino post moderno. Lei sta li come una cosa posata: è un bersaglio che soltanto essa stessa sa e può colpire chirurgicamente. E’ il bersaglio di se stessa, della sua poesia d’amore, ma scisso e dissociato e per questo inviolabile:

“Non credo di avergli mai parlato/mi limitavo a guardarlo  
fra il seme e le pause : – un’anticamera in cui una pietra rotola

 

 


Babacci SuperstaR promo 2019

gennaio 6, 2019
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Mc Adolphe ed il muezzin folk trans-alpino (se i death in june fossero morti a maggio..)

dicembre 21, 2018
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Ci siamo! Non vi avevamo promesso nulla e per questo non abbiamo mantenuto niente ma…

La redazione di Deadskyline l’ha scovato dopo inenarrabili tribolazioni, tranelli e false piste nella sua loggia innevata sulle vette cispadane. Protetta da “corvi neri che si arrovellano sulle guglie della notte”: Mon Chou Adolphe è uno scorbutico campionario di Aznavour balbuziente, Syd Barrett fatto di acini, ed uno strascicato folk singer post opus dei…cidio. Due soli singoli al fulmicotone, qui free-linkati su supporto soundclouds,  come ideale colonna sonora per tutti coloro che a capodanno spareranno rutilanti e roboanti krauti dalle viscere invece che i soliti raudi e trick track du ciel. Le gemme di Mc Adolphe sono pubblicate per i tipacci della L’Oretta Records in collaborazione con Malavena Produzioni, Per questo 2018 è davvero (r)utto.

Links:

 

 

 

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Q -Monsieur Mon chouchou Adolphe: quanto l’ha influenzata culturalmente vivere in una zona border tra Italia e Francia?
 MCA – La vicinanza della Francia non l’ ho mai avvertita ma una forte influenza della cultura Appenninica Ligure si. In ogni caso ho imparato con fatica a fregarmene delle radici.
Q – La sua musica rimanda a certe atmosfere neo-folk e dark ambient, è soltanto un caso oppure dietro si nasconde un interesse verso quelle tematiche apocalittiche ?
MCA – Le tematiche apocalittiche mi irritano, se emergono sono casuali come il mio perizoma rosa luxemburg
Q – Crede nell’avvento di un secondo Gesù? e come se lo immagina?
MCA – Non credo nell’ avvento di un secondo Gesù… ma credo nella demografia: tra 100 anni asiatici ed africani saranno la maggioranza, la mia musica è rivolta verso questo nuovo mondo.
Q – Cosa pensa delle sommosse transalpine? pensa che la musica possa fare da detonatore?
MCA – La musica ha smesso di essere politicamente significativa da un bel pezzo’. Ora invece di rock rock band si formano start up.
Alla performance dionisiaca di Jim Morrison si è sostituita quella diofà di Trump
Sui Gillette gialli, invece, sospendo il giudizio ma a naso mi pare gente che lotta contro i mulini a vento del moulin rouge…
Q – Se le chiedessero di fare una colonna sonora, con quale regista preferirebbe collaborare?
MCA – Con un regista teatrale!
Q – Progetti per il passato?
MCA  – Per fortuna ho smesso di fare progetti per qualsiasi stagione. Per il futuro penso una polizza vita è una visita dall’ urologo dopo le feste.
Q- Tra repubblica e monarchia?
MCA – Impero con a a capo George Soros

L’invisibile è essenziale agli occhi – 4 chiacchiere con Mimì Burzo

dicembre 12, 2018
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l’ essenza dell’arte è nella più completa riservatezza.”

Gottfried Benn

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(altro…)


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Quel Bar Sotto il Ring pdf. – Malavena Edizioni 2015

novembre 28, 2018
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novembre 27, 2018
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Laude a Mishima e Gargiullosky

novembre 27, 2018
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Indie-zone VS Hugo Bandannas

marzo 13, 2017
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Alex Scotti, sancta sanctorum della webzine di musica indipendente Indiezone (http://www.indie-zone.it/) si scomoda dal grigio pirla del suo immacolato sofà nella sua grigio pirla città, Alessandria per abbattere la Linea Cotica con un coitus interruptus di domande che mitragliano alla schiena il Bandy. E’ sempre un bene quando due webzine si incontrano e quando due de-menti si separano…

A.S. – Quali diversità di motivazione tra: fare rock and roll e leggere dal vivo?

H.B. – L’intenzionalità e la motivazione non cambia, si trasforma soltanto il modo di esprimersi: quello che cambia sostanzialmente è la responsabilità personale. Per quanto riguarda la musica, avendo suonato quasi sempre in gruppi di 4-5 elementi la responsabilità è suddivisa in percentuali simili, 25% circa a testa, nei così detti reading, la responsabilità è al 100% tua.

 

A.S. –  In che maniera scrivi? A getto di un idrante o pianifichi?

 

H.B. – Le mie prime cose, la raccolta di liriche “L’Ora Blu” e “Racconti Cialtroni per Cervelli a Sonagli” sono stati scritti in maniera piuttosto naif. Considera che li ho pubblicati nel 2007, ancora in forma cartacea,  anche se diverso materiale appartiene almeno a dieci anni prima al periodo in cui scribacchiavo testi di canzoni e mi sgolavo in sotto gruppi punk da cantina. Quindi direi che fino a li ci sia molto dell’attitudine punk, la necessità di scrivere con dei quasi slogan naif e cercare sempre un effetto pulp a scapito della forma.

Con i romanzi brevi o “brevimanzi” come li definisco io, ho cominciato a costruire delle impalcature che seppur traballanti tenessero almeno sulla media distanza. Due autori contemporanei che mi piacciono molto hanno una pianificazione pressochè opposta: William Burroghs e James Ellroy. Il primo ha applicato il suo metodo cut-up al non metodo di una scrittura  in-cosciente magmatica ed allucinata, il secondo è un maniaco della partitura e delle trame. Ebbene alla fine il carattere straniante di ambientazioni e personaggi appartiene a tutti e due come risultante. In qualche modo io mi siedo in mezzo a loro, però su un seggiolone…risate.

 

A.S. – Preferisci la lettura post-moderna di genere pulp o romanzo classico stile Flaubert o Philip Roth?

H.B.- Non ho pregiudizi cronologici e di stile. Leggo tutto, cestino solo le multe e le bollette.

 

A.S. – Consigli per chi vuole iniziare a scrivere?

H.B. – Siate i primi lettori spietati di voi stessi, cioè leggetevi come foste altri, in cuor vostro per ogni forma espressiva già si sa dentro di noi quante chance si hanno ed il valore insito che possiede. Spesso ci fa comodo auto-ingannarci. Je est un autre…scriveva Rimbaud

 

A.S. – I tuoi 3 libri non da isola deserta ma da braccio della morte.

H.B. – Morte a Credito, Prega Detective, una Biografia Selvaggia.

 

A.S. – Orma il maledettismo è sdoganato, non appartiene più ad un certo immaginario artistico, se ne parla anche alla settimana della moda, per te che in qualche modo segui la vecchia corrente dei maudit è un bene o un male?

 

H.B. – Ormai tutto è sdoganato, ti saresti mai sognato di vedere un film su una band improponibile come gli Stooges al Festival di Cannes? C’è soltanto del business dietro il farsi sdoganare, alla fine tutti abbiamo un prezzo, abbiamo un cartellino che è rivolto verso gli altri e noi non vediamo. Nel mio ultimo brevimanzo tratterò anche di questo argomento nel senso diametralmente opposto però: l’integrità, l’incorruttibilità, narrerò di personaggi non classificati, nel senso di non classificabili con la loro solitudine ed il loro solipsismo di destini segnati. Li ho reclutati nell’ambito degli sport solitari come la boxe, il tennis, in fondo anche la scrittura è uno sport estremo e solitario non trovi?


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