Dead Skyline

INTERVISTA DI PHILTY PER LA DREAMZINE “LE FOGLIE MORTE VIVENTI”: IL LUNA PUNK DI HUGO BANDANNAS /ERIKANTOLA | maggio 8, 2014

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Non sono riuscita ad arrivare alla fine del tuo romanzo, Luna Punk  

Il tuo lettore dovrebbe  volersi del male per riuscirvi. Ma il fine sarebbe solo questo?  Farsi del male?

 

H.B.  Nella letteratura, o pseudo tale, come quella che propongo io, non ci si fa mai del male. C’è sempre una rete di sicurezza, una barriera, rappresentata dalla pagina. Anche i testi di Artaud seppure sono fatti di una “parola che urla e rantola  tra le fiamme” non viene mai oltrepassata la soglia del dolore, che per esempio si supererebbe  incontrando un gatto investito da un auto sulla strada.

 

Ti rivolgi ad un segmento di pubblico ben preciso? Io direi di sì, ma non l’individuo.

 

H.B. Non riesco a visualizzare un mio potenziale lettore: Luna Punk è un romanzo breve di formazione e trasformazione, forse a dirla tutta di de-formazione. Ho passato molto tempo letterario e meno a rompermi la testa sul concetto di individuo, identità, ego. I miei primi lavori erano imbevuti di narcisismo a perdere. Adesso ho capito che la storia viene fatta da grandi cambiamenti sociali e antropologici.

 

Perché credi che valga la pena leggere il tuo racconto?

 

H.B. Perché è come un pacchetto di sigarette a salve. Riesce ad infondere lo stesso piacere della nicotina senza far altrettanto male e costando anche meno.

 

 

Il tuo stile è molto cambiato nel tempo. Potresti fare una sintesi di questi cambiamenti?

 

H.B. Come accennavo qualche riga sopra, è la prospettiva sull’individuo che cambia. Ho passato il mio periodo epico letterario e non solo in una stanza piena di miti più o meno falsi. Buoni e cattivi maestri che ti insegnano ad evolverti o involverti, poi ad un certo punto metti sotto chiave la stanza, esci fuori e scopri corridoi e altre stanze in cui soltanto il movimento dei passanti ti ispira di più del singolo mito, archetipo.

 

A me pare che prima esprimevi un’energia  che passava da toni foschi a sonorità più auliche .

H.B. Non saprei cosa rispondere. Non rileggo, come non riascolto le mie produzioni passate. Sarebbe come fare continui paragoni tra la tua nuova ragazza e le “vecchie”. Mi fido di quello che affermi. Probabile che fossi circondato o ispirato da atmosfere più dense e di chiaro scuri. Ora mi interessa la storia e se fossi un regista ti direi i movimenti di macchina da presa.

 

 

 

Puoi dirci se c’è un’affinità o un contrasto tra te e la tua coautrice.

 

A parte il fatto che ad entrambi piace scrivere, per  passione, distrazione, catarsi, non vedo molte affinità. Anzi ciò che funziona sono i contrasti tra la mia prosa ed i suoi dialoghi al limite del pulp da delinquenza minorile

 

Puoi dirci qualcosa di più di lei?

 

Ericantola è una psycho terapeuta…ed io sono il buco nero della psicanalisi. Il suo “bambino problematico”.

 

Continuerai a scrivere?

 

Sicuro. Ho già qualche idea per un’altra storia selvaggia, pervertita sulla falsa riga di Luna Punk. Sarà qualcosa a metà strada tra lo stile naivè di Fante e la scrittura a sonagli di Hunter Thompson

 

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