Dead Skyline

GROWING UP IN PRIVATE di hugo Bandannas

marzo 31, 2012
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Confessioni di una maschera di cera e cerume di hugo Bandannas

 

 

Esistono epigoni ed epigoni, e poi epigoni di epigoni di epigoni etc. tutto questo nel solito circo o brodino riscaldato del rock and roll.

Io ad esempio appartengo alla seconda schiera, mentre uno come Lux Interior, defunto scenester dei Cramps alias zombie clone di Elvis, apparteneva alla prima.

La differenza tra i due raggruppamenti consiste nel fatto per cui gli appartenenti al primo sottogruppo hanno emulato o comunque simulato l’imitazione dell’originale, aggiungendo qualcosa di sommariamente autentico rispetto all’originale: un  Iggy Pop che si è spudoratamente ispirato a Jim Morrison nel modo di presentarsi on stage per  poi  esasperarne la fisicità fino all’autolesionismo proto punk, o uno Stiv Bators dei Dead Boys che ha ripreso il look, le movenze e l’attitudine di Iggy, oltre a possedere già di suo una vaga somiglianza fisiognomica, spingendosi forse oltre il baratro del non ritorno, infatti non è più tornato Stiv.  

Insomma credo di aver reso l’idea di chi sono questi epigoni a 4 stellette, ormai tutti decorati e pluripremiati nelle viarie rock and roll hall of fame.

Passiamo al secondo gruppo di sfigati, che chiamerei anche quello degli epigoni locali, ovvero i sosia approssimativi e spesso agghiaccianti personaggi degli emulatori del rock.

Ogni provincia, cittadina, metropoli che si rispetti ha i suoi “idoletti punk rocker” che si rispettino, vi siete mai domandati quanti Robert Smith si aggirano nel Veneto ad esempio? E quanti Sid Vicious “sola” ci sono a Roma? O Kurt Cobain a Milano?

Ebbene se Ozzie, Iggie, Lux hanno problemi a reggere le loro stesse leggende dopo aver passato una certa (età) rischiando la parodia di se stessi ed il kitsch della non credibilità, cosa dire dei nostri sub-eroi locali? Cosa ne sarà di me..epigone di un epigone di un epigone al quadrato?

Sotto questo oroscopo che non prevede mutamenti di karma ottimistici in un futuro prossimo sto cercando finchè possibile di tirare il freno a mano alzare un polverone del mio ego in frantumi e cambiare strada, e tutto questo non si fonda su una mera ragione di immagine o credibilità di me verso me stesso, ma si basa sul capire le motivazioni propulsive che mi hanno spinto a scegliere nel rock and roll una direttrice piuttosto che un’altra.

Ognuno di voi ha un suo disco epocale, l’album e il concerto iniziatore per me è stato Loco Live dei Ramones del ’91 quel 1-2-3-4 che dura da 4 secondi all’eternità.

Mentre tra i concerti iniziatici ed indelebili sicuramente gli Stones al Flaminio nel ’90 ed Iggy al Tendestrisce nel ’93, all’epoca ho saltato a piè pari il fenomeno grunge, e non ho molti rimpianti.

Ok, questo background di rock and roll fulminante si è bevuto intere generazioni di young dudes, insomma sto in buona compagnia, ed è pur vero che in questi 22 anni di musicofilia e di sub clone di rockstar mi sono mosso verso altri ascolti e altre divagazioni di generi, sottogeneri etc.etc. ma alla fine ritornavo sempre alla 3 accordi mania o giù di li.

Se mi spingessi a fare un parallelo con la frenesia della routine attuale, direi che Ramones-Stooges  più amnfetamine o stimolanti rappresenterebbero la colonna sonora più azzeccata per restare integrati ed agganciati a questo living standard de merda.

Morale della favola, ieri ero in auto e mi è capitato di ascoltare un brano di Captain Beefheart forse tratto da safe as milk ma non è rilevante e cmq l’avanguardia rappresenta una di quelle derive sonore di cui sopra in cui mi avventuro e mi spauro il cor…(trout mask replica, disco seminale – un rompicapo inarrivabile), ebbene ne sono rimasto folgorato:

Per un istante il mondo la fuori la al di fuori della mia auto non aveva più senso, i ritmi sincopati del suo blues spastico picconavano il deadskyline metropolitano fino ad far esplodere gli edifici incenerire le persone, e allora mi son detto, cazzo se questa è la musica del diavolo, la musica che il sistema tenta di occultare, poi finito il brano niente è tornato più come prima, le canzonette pink pop punk hanno invano tentato di riprendere ad asfaltare i miei sensi, . Revolution!

Oh capitano…mio capitano

 


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La Tosse Grassa al TG1 di Hugo Bandannas

marzo 26, 2012
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La Tosse Grassa è un ectoplasma catarroso, di quegli scatarri densi e pregni di muco giallo-verdognolo che avete modo di ammirare sui marciapiedi e sulle vetrate nel vostro habitat di prigionia urbana.

Questo scatarro che parte dall’ermo colle fino a raggiungere le posse hardecore di colle oppio e del colle der formento ha un nonsochè di anti-poetico: un Leopardi dei nostri giorni si pulisce il culo con lo zibaldone e tira fuori dalla gobba una specie di anti concept album TG1.

TG1 è un disco giocato sottilmente sul grottesco e sul filo della satira subliminale, alle massicce dosi di campionamenti ed elettronica importate dalla scuola berlinese matrice atari teenage riot, si contrappongono liriche zappiane, sbrindellate, pungenti e abrasive ma anche una serie di luoghi comuni e visioni ad effetto centrifugate in un calderone da alchimie cagliostre a base di black metal, situazionismo, omosex oltransista, mesmerismo massmediologico, provincialismo becero.

Non so se vedremo o ascolteremo mai Tg1 al Tg1 con il sottofondo di presentazione di quella fastidiosa e cantilenosa voce di Mollica ma se così dovesse essere allora sarebbe il trionfo del grotesque elettronico che seppellirà il già morto burlesque da desperate housewife!!

ed ora dateci dentro con le tracce, seguite il link ed uno scatarro per ogni traccia sia la vostra approvazione

http://soundcloud.com/latossegrassa

 


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THE DOORS : L.A. WOMAN 40TH ANNIVERSARY di Hugo Bandannas

marzo 22, 2012
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Gli Stones erano ‘sporchi’ ma i Doors erano veramente spaventosi.” LESTER BANGS

 

L.A. Woman, ultimo disco dei Doors con Jim Morrison nell’organico, è uno di quei dieci dischi che mi porterei in un rifugio antiatomico.

Questo disco esce dai meri solchi di vinile e fugge verso un epopea letteraria “fatta” di liquore, liquame e sexy shop per perversi e solitari misantropi.

E’ uno di quei rari lavori in cui si avverte a pelle il funesto presagio della fine. Corollario per questa escatologia doorsiana è la voce di Jim Morrison stanca, quasi dimessa e infarcita di catrame ed il fatto che una volta abbandonati da produttori e tecnici del suono, restarono soli con i propri demoni.

E’ presente il medesimo catrame anche  sull’ highway immaginifica e asfaltata su cui scorrono le parole in rullo compressore del poeta Morrison tutt’uno con gli arrangiamenti in certi casi blues in certi altri sghembi e sbilenchi jazzati sudisti.

Per i quarant’anni dall’uscita esce questo doppio con un disco che contiene un outake ”She smells so nice” con il medley   con il classico  “Rock me” in cui compare di nuovo quel divertissement “Mr. Mojo Risin”, anagrammato anche sul brano “L.A. Woman”, e le tracce alternative dello stesso album in cui si sentono distintamente confabulare e sghignazzare gli alticci membri del gruppo. Non è facile evitare il tranello di confrontare l’originale con il suo doppio abortito in sala di registrazione, ma sarebbe opportuno ascoltare entrambe le tracce come se non ci fossero solchi a separarle come se essere “una ragazza fortunata nella città delle luci – l.a.” ed essere “un angelo perduto nella metropoli buia” fosse la stessa cosa.

 

 


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