Dead Skyline

Elvis is fucking Granny christ

febbraio 23, 2012
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La prima cosa che mi balza all’occhio vedendo la data di nascita di Elvis the Pelvis, 1935, è che se non si fosse abbuffato di hamburger come Poldo schiattando sulla tazza del cesso nel ’77, avrebbe compiuto 77 anni di questi tempi, “le gambe storte delle donne” si dice quando si gioca a tombola, comunque bastano pochi rudimenti di matematica e fino a qui ci sarebbero arrivati tutti.
Se  fino a 15, 20 anni fa dunque era verosimile che un ottantenne dell’epoca non ne sapesse di rock and roll, oggi è impossibile. Gli ottantenni di oggi sono i contemporaneidi Elvis. Generazione di petomani!

 The King è divenuto un marchio di fabbrica planetario prima ancora che simbolo-archetipo, una specie di coca cola che ancheggia tra una moda pop e l’altra. In definitiva il rock and roll ha perso la virulenza e i brufoli rivoluzionari degli anni’50 a discapito di un riconoscimento storico-culturale, se Nixon poteva presumibilmente avere come riferimenti musicali Sinatra e la sua mafietta, Obama non può prescindere dai Ramones, Dylan ed i Beatles per esempio, e nessuna autorità di qualsiasi nazione sia monarchica, dittatoriale, o fosse pure lo Stato Pontificio, potrà negare il postulato di Lux Interior secondo cui “Elvis is fucking Christ”.

La seconda considerazione off topic riguarda le interviste alle band emergenti di rock and roll, soprattutto quelle dello stivale: avete presente il new filone intimista-cantautoriale di Dente (marcio), Luci (spente) della centrale Man(d)arino e via discorrendo? Purtroppo per un dovere di sopravvivenza nel mercato, certe testate di giornalismo musicale seppur borderline, devono sottostare a tale logica promozionale e sono costrette a stendere il tappeto alla casa discografica di turno.

Ebbene mi fa sorridere che quelli della vecchia scuola del “mucchio del rumore selvaggio”, come l’amico Frazzi, Guglielmi o l’eminenza grigia Claudio Sorge,  non gliene possa fregare una emerita  ceppa di sapere perchè Dente ha messo un distorsore in quel brano o Le luci farà un concerto alla sagra dell’uva di marino, anzi penso proprio che in certi casi l’intervista dovrebbe essere double face, ovvero questi strimpellatori di lagne dovrebbero smetterla di squittire e mettersi a fare interviste ai suddetti giornalisti che ne avrebbero da raccontare sul rock and roll!

 in conclusione penso che il rock in italia doverebbe essere alla rovescia, le band devono andare ad ascoltare i “concerti” dei critici più significativi e prendere appunti.

Alla fine della fiera tra 40 anni ci ricorderemo forse più di un Bertoncelli o di un prete che di quello zampognaro di Guccini.

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End of Silence – come ti sgrammatizzo la sintassi del rock and roll Henry!

febbraio 4, 2012
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A rompere il silenzio siderale di una deaskyline on the rocks a – 30 gradi circa(più di due mesi di latitaanza tra password dimenticate, aggrovigliate, incistate e un simil romanzo da ultimare che si è incagliato proprio alle ultime pagine) ci pensa – again and again –  Mr. Muscolo Rollante, con questo disco di cui amo la cover ma non particolarmente il contenuto.

La rollins band ha un suono troppo perfetto e manierista da risultare inverosimile, sembra una band concepita da un cervellone elettronico, avete presente quelle voci metalliche composte da diverse tonalità sovrapposte e preregistrate che annunciano i treni locali? ecco una cosa del genere, con la sua band Henry forse ambiva a scolpirsi nel tempo insieme a led zeppelin e black sabbath, o forse chissà voleva solo riposarsi.

Sta di fatto, che il silenzio una volta spezzato, non si rimargina più, un titolo del genere era più appropriato per un lavoro con i black flag, definitivo come Damage, irreversibile!

L’influsso di incoscienza mi sintonizza di nuovo sulla specificità del rock and roll, se non superiamo questo gap, ragazzi non si va da nessuna parte. Ieri sera ho visto the artist, un delizioso film muto sugli anni del muto, il cinema e la specificità delle immagini in movimento, in effetti il sonoro è superfluo. Ai bei film potete anche togliere il sonoro, intendo ai film d’autore, Tarkowsky, Jarmusch, Antonioni etc.etc.

Allora cosa puoi levare al rock and roll senza che esso cessi di esistere?

L’immaginario? Beh pensate ad un brano di Elvis senza la visualizzazione delle sue movenze pelviche….non molla ma barcolla…

Neanche nel jazz funzionerebbe del tutto, una my favourite things concepita senza il fumo della sigaretta di coltrane che riempie il village? naaaaaaaaaa

il blues-jazz-rock and roll non sono ascolti da camera, puoi goiderti un quadro, un film, un operetta nel tuo comodo sofà, ma con il rock and roll non funziona.

Liquiderei la faccenda come fanno i dottori con certe malattie, sindrome aspecifica……il rock and roll è una sindrome aspecifica, o almeno era…adesso che i discografici l’hanno incartato e incellophanato dentro condom omologati per menti pre-impostate, allora in questo caso, Elvis, Ozzie o Stiv Bators risulterebbero un qualcosa di kitch per le nuove generazioni.

E’ comprensibile come la morte del rock and roll sia stata meno dolorosa della perdita della sua aspecificità e indeterminatezza. Adesso che il la musica del diavolo ha un volto davvero satanico non fa più paura a nessuno no?

p.s.  sono inqualificabilmente a-sintattico e s-grammaticato, non per una posa, è solo pigrazia, non rileggo, non correggo, nessuno può farlo per me. quindi non rileggete, buona la prima end of silence – consigli pee gli acquisti


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