Dead Skyline

Un cinar sul deadskyline

settembre 30, 2011
Lascia un commento

Eccomi qui, al vertice  della Torre Branca perpendicolare a questo deadskyline che contemplo pasteggiando un Cinar. Ma è tutto qui dunque? Arrivare alla consapevolezza urbana perfettamente simmetrica con quella interiore . E’ inutile proseguire oltre le bocche di Bonifacio se già l’orizzonte è ormai verticalmente colonizzato.

Annunci

Pubblicato su Uncategorized

Carnage: Ci sono risate e risate – di Annette Silhouette

settembre 27, 2011
Lascia un commento

Carnage: film davvero divertente, di quel divertimento intelligente che non ha bisogno di farti smettere di pensare.

E proprio perché la mente non si è assopita mi viene da pensare “che opera furbetta però!” e che “contenuti pericolosi!”.  Non so, forse è il teatro che non riesce a piacermi, o un certo tipo di teatro per borghesi che si professa anti-borghese e che è tagliato a misura per il proprio pubblico. (Perché anche se ho visto solo il film penso che non si distacchi troppo in questo dall’opera  teatrale).

 Avrei dunue preferito una morale diversa, non un “trentunosalvatutti,  perché poi sono solo parole e in fondo il mondo va da sé al di là di ogni posizione assunta”. Allora mi si sgretola tutto il divertimento intelligente, eh sì!

Perché chi scrive dovrebbe assumere una posizione ormai diversa da un relativismo in tutte le salse.  Sarà che io mi sono sentita più vicina a Penelope, e ho vissuto la sua disperazione, ma un’altra opera così ostentatamente basata sul disimpegno proprio non ce ne era bisogno! Alla fine il pubblico rideva di gusto,  ed è uscito dalla sala pienamente soddisfatto.  Qualcuno ha anche applaudito, avrei voluto chiedergli il motivo. Tornando a casa mi sono cucinata un risotto amaro


Pubblicato su Uncategorized

Port of Souls – it’s gone

settembre 25, 2011
Lascia un commento

http://www.badman.it/


Pubblicato su Uncategorized

“Il lupo nelle sterpaglie” di Annette Silhouette

settembre 22, 2011
Lascia un commento

Ogni uomo forte raggiunge immancabilmente
ciò che il suo vero io gli ordina di volere.

~ Herman Hesse – Il lupo della steppa

Questo tanto odiato Berlusconi non è che il riflesso del degrado a cui si è giunti. Se si leggono attentamente i commenti all’intervista di quella certa Terry risultano essere più abominevoli delle dichiarazioni dell’intevistata che è un essere che si aggrappa agli specchi per dare un senso ad una scelta di vita dovuta semplicemente al caso.

E non fatta con tutta quella logica che vorrebbe far credere. Perché la logica viene dopo, dopo puoi rivestire tutto di logica.  E i commentatori stanno a rimuginare, come sempre, sulla bontà del pensiero espresso, quasi si trattasse di un dialogo di Platone.
Non importa quel che si dice ma chi lo dice! e questo si è perso di vista.
Quando questa donna avrà ben riempito le sue tasche e si dovrà ritirare a vita privata e passerà lo stonamento di questi momenti, cosa le resterà a parte uno stupido e vuoto lusso che non saprà gestire? Eh s,ì perhé gente che arriva così mica è capace di vedersene bene dei soldi che ha accumulato. Avrà sempre un brandello d’anima posticcia che starà a farle perdere il sonno o la gioia di un momento semplice.
Non si è liberi di scegliersi una vita così, ce lo impediscono tare (se vogliamo chiamarle così) troppo radicate in noi.
E’ una novella Raskolnikov, costei che crede di aver trovato una toeria che sorregga il peso del suo crimine… Eppure Raskolnikov, che mise una teoria nobile come premessa al suo atto di ribellione, non riuscì a non soccombere alle leggi umane, può una escort riuscirci?

Ne dubito.


Pubblicato su Uncategorized

Hong Kong Vice di Ale Gabin Scotti’

settembre 20, 2011
Lascia un commento

Hong Kong è come Miami in Miami vice. Sole tropici natura mare grattacieli di vetro e acciaio. Lusso tipo Milano fighetta. E consumo, tanto. La parte continentale di Hong Kong termina con la lunga Nathan Road, nella parte finale uno spettacolo di negozi e luci al neon che va a sbattere sulla Walk of Fame del cinema del sol levante. Sogni. Ma anche gente che si dà da fare. La Chungking Mansion è dove trovi quelli che si danno da fare. È incastonata in fondo a Nathan Road, incastonata tipo dente cariato. Avete presente i vecchi cinema con il frontone e l’ampia entrata?  La Chungking Mansion si presenta così. Viale del tramonto. Fuori passano i consumatori di Hong Kong e stazionano gli indiani che provano a venderti orologi o, alcuni, ascisc. Dentro trovate un mercato al chiuso su 2 piani. Cibo telefonia vestiti ristoranti internet café. Tanti micro negozi; nessuno gestito da cinesi. Qui chi fa bisnìs è indiano, africano o arabo. I pochi cinesi
fanno da servizio d’ordine. Lungo i muri gli ascensori per salire ad uno dei 12 piani, il tutto moltiplicato per diversi blocchi. Ad ogni blocco, su ogni piano, un paio di micro ostelli almeno. Stanze minuscole. Al limite della claustrofobia. Box doccia con tazza e lavandino incluso. In stanza giusto lo spazio per andare a letto, lo zaino sotto la rete. Però l’aria condizionata funziona e le lenzuola sono abbastanza pulite. Per 10 euro a notte può andare bene. Occhio a non lasciare in stanza contanti o oggetti di valore però. Le stanze danno sui vicoli intorno la Mansion, nei vicoli ci sono le impalcature e i ladri le potrebbero usare per salire nella vostra stanza. I vicoli attorno alla Mansion vendono souvenir per chi torna a casa e stampa pornografica tutti frutti, fa tenerezza vederne ancora. La Mansion è un alveare sgarrupato: la facciata di più di dieci piani di vetrate malandate e le scale in odorama per scendere dal tuo ostello al mercato,
con pennellate di pattumiera buttate qua e là.
Io ci son finito a dormire per caso: abbiamo prenotato 2 notti poco prima di partire per la Cina, e dopo 10 giorni di Repubblica Popolare siamo tornati dove ci eravamo trovati taaaaaanto bene. Sono entrato nella Mansion all’una di notte, non c’era più nessuno salvo il servizio d’ordine cinese, un paio di indiani ubriachi che volevano abbracciarmi e un paio di socievoli ragazze africane che mi hanno visto stanco e mi hanno un offerto un massaggio rinfrancante.
Alcune settimane dopo il mio ritorno nella vecchia Europa ho trovato un articolo sulla Mansion su un noto quotidiano nazionale, da cui ho appreso che Wong Kar Wai ha girato lì alcune scene di uno dei suoi primi film. Trovate informazioni sulla Mansion anche su Wikipedia. Insomma la Mansion è un celebrità. Non lo sapevo ma ho pernottato in un edificio rinomato, pieno di gente sconosciuta che si dà da fare. La Mansion è famosa per i fatti di cronaca ma anche perché è un’epifania, un kami o la spiaggia dopo la mareggiata quando restano le schifezze tra la sabbia. Ci entri e ti rendi conto che il mondo gira e c’è posto per tutti. Ne esci più sereno. Levigato.


Pubblicato su Uncategorized

Intervistona al MONOTOUR (Hugo B. / Reverendo Badmoon) per la disattesissima uscita del concept album “THREE PALE MILES TO HELL” di Annette Silhouette

settembre 14, 2011
Lascia un commento

 Dopo un’altra disastrata data dal vivo, o quasi, con la partecipazione psichiatrica di El Piranha, atterrano di nuovo su questo pianeta i “fachiri dello sconforto”,  Il Monotour se la canta e se la suona rigorosamente in solitudine:

  

 
  Che senso ha per voi incidere un disco come THREE PALE MILES TO HELL?”

H. Scolpire il tempo con qualcosa che abbia in parte la mia impronta, il mio codice, in ultima analisi un modo per restare incollati su questo maledetto pianeta nonostante l’effimerà volubilità esistenziale. In fondo non temo la morte, temo la burocrazia della morte

 Premessa: un gruppo come il vostro immagino si proponga ad un pubblico con
caratteristiche ben precise, avreste il coraggio di fare un identikit non
ruffiano del vostro fan-ideale?

R.B.Non vedo perché dovrei essere ruffiano. I ruffiani devono essere terminati con estremo pregiudizio. Comunque non so chi è il nostro fan ideale. Anzi non credo proprio di volere un fan ideale. So soltanto che le persone a cui la nostra musica è piaciuta sono di molto incazzate, amanti della musica con le palle e molto sotterranea, del garage, del fuzz, del blues punk malato, dei Cramps, dei Dead Moon, dei Black Flag, dei Gun Club, dei Flesh Eaters, della scena neogarage nordeuropea anni Ottanta. E poi altro non so.

  In genere un artista si offre al pubblico e viene alimentato da esso e viceversa lo alimenta, questo nel migliore dei casi ma quando il pubblico è esiguo non è possibile si stabilisca questo flusso di energia e allora perché produrre

H. Per uno spasmo interiore che non implica necessariamente un pubblico di nicchia o di massa

Per voi che bazzicate nell’underground, oltre al piacere personale esiste
qualcosaltro che vi spinge ad esibirvi?

R.B. A parte il conto in banca che si gonfia a dismisura e le orge con le modelle di Vogue, no, non c’è altro motivo. Che cazzo di domanda.

 
 “Presenti un prodotto, un prodotto è un’offerta, cosa offri?”

H. il prodotto è anche un servizio. Offriamo un servizio.

Secondo voi chi vi ascolta è interessato anche a sapere cose di voi?

R.B. No. Anche perché molto probabilmente chi ci ascolta ci conosce personalmente e sa già tutto quel che c’è da sapere. E chi non ci conosce ha di sicuro cose migliori a cui pensare. Siamo un gruppo per pochi, fidati, iniziati. Gli altri vadano pure (dove è intuibile)…

“Non siete più giovanissimi, perché siete ancora militanti? Non credete di aver detto già la vostra? Perché poi Monotour?

H.Leonard Cohen ha esordito a 35 anni o giù di li, l’anagrafica non mortifica la volontà d’espressione, il disco è fondato su liriche valide appartenenti alla mia raccolta poetica  d’esordio “l’ora blu” , Andrea ci ha installato delle solide partiture di blues minimalista, ladies and gentleman ecco a voi i Monotour! Il nome è bifronte, si può leggere come un tour in mono/stereo, ma anche una specie di tour monco, in verità portiamo il Minotauro in tour!

 Secondo voi conoscere cose di voi aiuta il pubblico a provare interesse
nell’ascoltarvi?

R.B. Vedi sopra.

Non credete che sarebbe più giusto lasciare spazio agli alle giovani leve e non ostinarsi a non voler mollare un palcoscenico che forse non si è mai conquistato?

H.B. Nonostante i nostri  184 chili (esatta somma algebrica dei due corpi sonori) non occupiamo molto spazio, c’è posto per tutti! non facciamo teatro e personalmente non ambisco ad essere il mattatore che conquista i palchi.

Secondo voi quanto è giusto scindere l’artista dall’uomo, questa scissione non
rende l’opera falsa?

R.B. Ti rispondo con una domanda: a te sembra che noi scindiamo la nostra musica da quello che siamo nella vita di tutti i giorni? Se lo pensi evidentemente non ti è chiaro né ciò che suoniamo, né le persone che siamo. Sappi che questa merda la suono, la respiro e la vivo da più di 20 anni e non faccio come Superman che si cambia nella cabina telefonica quando deve andare a suonare. Sono così sempre – incazzatura, tatuaggi, anfibi, jeans sporchi, bestemmie, alcool, sigarette, odio, ossessione e misantropia. Nel bene o nel male. Soprattutto nel male.

Se invece ritieni di aver qualcosa da dire che non ha trovato ancora voce, cos’è questo qualcosa?

H.B. Qualcosa che devo scolpire nel tempo, dopodiché lo comprenderò forse. Ma va bene anche un 4 tracce come in questo caso
“So che ti dedichi a molte cose, non lo fai forse per scappare da te stesso?”
 

H.  Ricongiungermi con l’approdo definitivo dell’esistenza, o comunque per raggiungermi in qualche dimensione aliena

 
 
 

 
 


Pubblicato su Uncategorized

Limonando con Limonov le petit noneditoriale di hugo bandannas

settembre 1, 2011
Lascia un commento

In questi periodi di macro assestamenti geo antropologici l’essere umano si dimostra fragile, come al solito, perchè quel che resta dell’ “Io” si esteriorizza in ciò che si possiede, nei beni di consumo, quindi se ad esempio ti si rompe l’auto, anche il tuo ego si frattura inevitabilmente, siamo più esposti alle sbieche traiettorie di cecchini serbi supersonici, i migliori in questo campo.

Mi trincero dietro “le vie dell’acqua” del maestoso e mucillagginoso E. Limonov, lascio che il tutto, o almeno qualcosa scorra via, come una seconda pelle che squama l’abbronzatura rettile estiva in una pallida sostanza marmorea e definitiva.

a seguire un brano poetico del Limonov più limonato:

per un adolescente che guarda le stampe la notte

dietro ogni orizzonte c’è un orizzonte

dietro ogni onda un’altra onda

quat’è grande il mondo nel cono della lampada

quant’è impietosamente piccolo per la memoria degli occhi


Pubblicato su Uncategorized