Dead Skyline

JOHNNY GIECO “AFFANNO D’ARTISTA” AUTOPRODUZIONI 2009

dicembre 10, 2009
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Per parafrasare Tony Face, non è stato facile sopravvivere agli anni ’80 in Italia dove l’eroina ha fatto più vittime degli anni di piombo e dove la musica era ridotta ad un guazzabuglio di disco pop con   pretenziosità da raffinatezze new wave…si si certo poi c’erano anche i cantautori come era in principio ora e sempre amen, ma due palle!

I pochi che sono sopravvissuti però, e che non si sono riciclati ultimamente in quel trita carne massmediologico e putrefatto di reality,strafiction ed autocelebrazioni da party prima repubblica, portano i segni di un vissuto autentico piuttosto che dell’aneddotica vaga ed autocelebrata, ma soprattutto ci illustrano le innumerevoli possibilità sonore degne di nota che gli anni ‘80 avrebbero potuto perseguire, e che soltanto in minima parte hanno perseguito.

Affanno d’artista” , seconda fatica solista di Johnny Grieco, frontman dei Dirty Action proto punk band ligure sul finire degli anni ’70, porta alle estreme conseguenze i già spiazzanti suoni di “I’m Cool” dove le influenze da Perry Farrell a Trent Reznor, passando per le contorsioni sonore di Alec Empire saltavano all’occhio.

In questo disco invece, se c’è lo spettro di Bowie, quasi una guida vocale metabolizzata e assimilata, oltre al fatto che alcuni episodi come “the invisible enemy” e “artist’s shit” ( finalmente qualcuno che ha le palle come ebbe Piero Manzoni di mettere su nastro questa “merde d’artiste”   in mezzo a così tanta merda commerciale che puzza sul serio) si adagiano su intrecci barocchi e  raffinati alla Black Tie White Noise del Duca Bianco, dunque, per il resto “Affanno d’artista” esce senza forzatura da qualsiasi schema della semantica rock più ortodossa virando come un vascello fantasma tra futurismo dell’omonimo brano a citazioni minimaliste ed appena abbozzate, aborti lirici come “Pasolini”, brano che riempirebbe una dance floor come neanche i Sisters of Mercy, le due cover “Rape me”, un omaggio agli anni ’90 più nichilisti e violenti, e a “ziggy stardust” che sembra arrangiata dagli  Smashing Pumpkins    come però avrebbero suonato nel 2025!

 Percepibile quindi  quest’ affanno d’artista: l’urgenza espressiva ed emotiva che deve aver inquietato le notti e i giorni di Johnny prima della pubblicazione, come percepibile è lo smarrimento dell’ascoltatore e la sua percezione straniata sull’indeterminatezza del nostro presente, di fatto senza cinture di sicurezza che Johnny Grieco  finisce per smascherare come un suo celebre conterraneo smascherò l’effimero velo  apparente che ci tiene incollati al reale quando

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
      arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
      il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
      di me, con un terrore di ubriaco.

http://www.myspace.com/johnnygrieco


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Monotour ” I fachiri dello sconforto”

dicembre 3, 2009
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Hugo Bandannas sputa e biascica parole, le espelle per re-ingoiarsele e offrirle di nuovo al pubblico miste a saliva e residue folate di vento dai polmoni. Tutto quello che resta della saliva e dei polmoni di un reduce del punk, passato attraverso una ispida forma di canzone d’autore e approdato con il progetto Monotour ad una versione finalmente autentica e non patinata di quello che un tempo furono i Massimo Volume. Dove là c’erano piani precisi e fascinosi, arpeggiati fluidi che solo raramente cedevano il passo alla distorsione, non privi di autocompiacimento, qui c’è l’urgenza della parola. Che sia comprensibile o si perda in una suggestione, poco importa. A complicare le cose ci pensa l’ossessivo riffing distorto del Reverendo Stalin che costruisce il tappeto di chiodi che lo spiritato fachiro Bandannas non esita ad attraversare. Poi, quando tutto trova una direzione e il tunnel la luce, il nostro prova a cantare; nauseato dall’idea, seppure portata a termine con successo, decreta la Fine. Un piatto prelibato per tutti coloro che non cercano dalla musica e dalla letteratura alcun conforto…  a pochi passi dalla loro prima prova in studio “rue des malefiecies”

FRANK SOLITARIO


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