Dead Skyline

Monotour live!

settembre 29, 2009
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ci vuole fegato ad essere iggy pop: intervista ad andrea valentini co-autore di “iggy cuore di napalm”

settembre 27, 2009
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iggyCi vuole del fegato ad essere Iggy Pop: il reduce scampato alla bomba H, il rettile sopravvissuto al rock and roll: le iguane ce la fanno e le lucertole ci lasciano la pelle. Il VIP- OP che strizza l´occhio a Versace e a Madonna ma poi piscia dentro una lattina di Pepsi Cola durante un concerto sfanculando in un sol colpo buoncostume e strategie di marketing, uno che è sempre lì a rischiare sul bordo della strada e blah blah blah per tagliare corto a ritmo di un successone del Lucertolone tossicodi detroit city. Ci vuole un cuore pieno zeppo di napalm per uscirne sporchi e abbrustoliti come iggy pop corn ma vivi! Questo cuore impavido con su tatuato il motto nicciano “ciò che non uccide rende più forti” appartiene agli autori del sorprendente libro: Iggy Pop, Cuore di Napalm, edizioni Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri (collana Sconcerto). Gabrile Lunati e Andrea Valentini hanno meticolosamente sviscerato, tagliato, cucito ma soprattutto ricucito suture, ferite e bubboni pieni di pus aneddotico, articoli, testimonianze, coriandoli, scorie e tutto quel mondo bizzarro che come una scia o uno strascico Iggy Pop ha lasciato e continua a lasciare dietro i suoi 40 anni di rock and roll. Se libri ufficiali e ciclostilati “studenteschi” incentrati sulla leggenda Iggy continuano a spuntare come i funghi dopo una pioggia settembrina è altresì vero che a tutt´oggi sarebbe impossibile scrivere un´ opera omnia sul “ragazzo dimenticato dal mondo” che non fosse pura fantascienza: perché viva Dio, il ragazzo 60enne è ancora vivo e vegeto e scalcia durante le sue performance con i ritrovati stooges, sia perché 40 anni di rock and roll ad intensità fosforescente non troverebbero spazio fisico nel settore dedicato alle biografie. Neanche l´Iguana medesimo, nonostante una ritrovata lucidità senile sarebbe del tutto memore e obiettivo sulle gesta che lo hanno riguardato in quel passato turbolento divenuto epopea e breviario per ogni punk rocker degno di questo nome, anche se non è detto che prima o poi scriverà qualcosa di meno fantasioso e pirotecnico del suo unico libro ufficiale I Need More. Iggy: cuore di napalm è un restauro cronologico, una anamnesi filologica degli eventi che hanno caratterizzato l´esistenza di James Newell Osterberg fino alla contemporaneità più attuale, così spesso intrecciata ed allacciata alle peripezie dell´Alter Ego problematico Mr. Pop. Le quasi 300 pagine del libro alternano fonti dirette, quali sono ad esempio stralci di interviste epocali al diretto interessato a fonti indirette: la sconfinata bibliografia a in fieri di cui si diceva sopra. Questa duplicità è strutturata in modo da rendere il lavoro coerente ed omogeneo e permeato da una fluidità di stile di un avvincente romanzo invece di renderlo schizofrenico e scisso in due parti. Si tenga presente che non ci si trova davanti ad un tedioso e scolastico libricino nozionistico addobbato unicamente di date e fatterelli come si è soliti vederne a dozzine negli scaffali del reparto musica di librerie supermarket: libri fotocopia e interscambiabili se non fosse per le copertine. Va anche annotato che nonostante nei retroscena gli autori siano degli accaniti fanatici di Iggy si dimostrano tuttavia autentici cronisti del tutti scevri da facili entusiasmi pro speculazioni di marketing. Il libro è appena uscito per Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri. Non perdetevelo e visitate il MySpace del libro: www. myspace.com/iggypopitalianbio

INTERVISTA

Prima domanda a bruciapelo: quanto pesa essere un fan di iggy per scrivere un libro come questo?

Molto sinceramente, devo dire che non ha pesato più di tanto. È stato di sicuro un piacere, perché ho avuto modo di scrivere di un mito e di un rocker di cui possiedo praticamente tutti i lavori e che – tra alti e bassi – ho sempre seguito. Però ecco… nessun timore reverenziale o paure di sorta. Come dicevano gli Stones, alla fine, it´s only rock´n´roll. E poi, già che sono in vena di confessioni, forse io sono più fan dei fratelli Asheton! E´ cambiata la tua visione di Iggy pre e post stesura? Un pochino sì, ma non ci sono stati grossi rivolgimenti delle prospettive… diciamo che già conoscevo – come qualunque fan di vecchia data – i suoi lati oscuri e il suo personaggio a volte molto (troppo) costruito. Invece, facendo le ricerche per il volume e leggendo varie interviste, ho leggermente rivalutato la figura di James Williamson, che non mi era mai andato molto a genio.

Da un punto di vista pratico come vi siete accordati per la scrittura di un libro a quattro mani?

Ci siamo divisi il materiale per periodi storici di massima: io ho curato la parte dalla nascita del futuro Iggy fino al disintegrarsi degli Stooges. Il mio amico e coautore Gabriele Lunati ha invece scritto tutto ciò che è venuto dopo. Dall´incontro con Bowie ai giorni nostri.

E in un funzione di cosa?

La discriminante fondamentale è stata naturalmente segnata dai rispettivi gusti personali: io sono un fan piuttosto duro degli Stooges, Gabriele invece è più affascinato dal periodo berlinese e Bowie-centrico di Iggy… quindi le cose sono venute da sé. Che tempi ha avuto la gestazione e quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate nell´approccio alle fonti? Il libro è stato scritto tra la primavera e l´autunno del 2007. Inizialmente credevamo uscisse a gennaio del 2008, in effetti… purtroppo è stato procrastinato dall´editore. Per quanto riguarda le difficoltà… beh, ovviamente quella più grossa è stata scovare materiale non troppo inflazionato e citato altrove. Teniamo conto del fatto che lavori come Please Kill Me e From the Velvets to the Voidoids, ad esempio, avevano già ampiamente saccheggiato e riproposto molti testi (interviste e spezzoni di articoli) interessanti. Ma alla fine abbiamo fatto un bel lavoro, trovando un po´ di cosette piuttosto sfiziose.

Ritieni che Iggy o qualcuno del suo entourage stia monitorando ilo materiale audio – video – multimediale e cartaceo che esce a suo riguardo?

Non saprei rispondere con certezza matematica, però un vago sentore ce l´ho avuto. L´anno passato avevamo messo su Myspace una pagina per anticipare il libro e dopo qualche mese ci è stata chiusa da Myspace stesso da un momento all´altro, senza preavviso. Questo perché c´era incluso un mp3 degli Stooges che avevo uploadato io e non era nella pagina ufficiale Myspace della band. Boh!? Cosa pensi di questo progressivo inflazionarsi di film, tributi e libri sul mondo del rock sui suoi martiri? Mah, non è che mi disturbi più di tanto. Forse in passato avrei detto che era uno schifo e che certi argomenti non vanno consegnati al mainstream… e un po´ lo credo ancora. Però è anche vero che a ben pensarci il fatto che esca – ad esempio – un film su Darby Crash è anche bello, in un certo senso… perché lo status di eroi di culto per poche migliaia di fanatici è poetico e romantico, ma un po´ di fama potrebbe essere un modo per consacrare e tributare i giusti onori a questi martiri.

Qual è la parte della vita di Iggy che ti ha appassionato di più raccontare?

Decisamente quella che va dal primo scioglimento degli Stooges (post Fun House) fino al secondo e definitivo scioglimento (dopo Raw Power e il rientro negli USA). Il tuo libro preferito sugli eroi del rock and roll? Se parliamo di biografie direi quella di Darby Crash. E poi quella di Peter Perrett degli Only Ones (che – fortunatamente – è ancora vivo e vegeto). Hai ascoltato musica mentre scrivevi? Quale? Sì, anche se spesso scrivevo nel silenzio (l´età inizia a farsi sentire). Comunque tra i dischi più gettonati durante la stesura c´è stato Kill City di Iggy e James Williamson. L´ho ascoltato davvero molto in quei mesi. Parlaci della copertina e del titolo. La copertina è un bellissimo scatto regalatoci da un ottimo fotografo rock italiano, Alex Astegiano. Si tratta di una foto dell´Iguana a Torino nel 2004, in occasione del concerto al parco della Pellerina. Il titolo mi è venuto in mente pensando a Cuore di tenebra di Conrad e al testo di “Search and destroy”. Nulla di trascendentale. A Gabriele è piaciuto e – evidentemente – anche all´editore.

Pensi che Iggy sia in grado di scrivere un´autobiografia allo stato attuale?

 Mah in grado sicuramente… il punto è che, dato il personaggio, sarebbe di certo un romanzo, più che un´autobiografia. Iggy è un istrione sempre pronto a raccontare il proprio passato con piglio revisionista e da romanziere, piuttosto che da cronista. Basta leggere un po´ di interviste per rendersi conto di come lo stesso evento si trasformi radicalmente ogni volta che ne parla, a seconda di ciò che vuole comunicare in quel momento. A chi senti di consigliare Iggy Pop, cuore di napalm? A tutti! Scherzo… però se vi piace il rock e volete leggere una biografia in stile molto Please Kill Me (con tante citazioni riportate), informale quanto basta e ben documentata, credo che questo libro potrebbe non dispiacervi.

Se Iggy dovesse trovarsi in mano il vostro libro cosa gli diresti prima che cominci la lettura? Perchè hai fatto quell´ultimo disco orribile con gli Stooges l´anno scorso?


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J’accuse moi? Di hugo bandannas

settembre 22, 2009
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Per un Lux Interior che se ne va c’è un Iggy Pop che resta e scalcia insignito della legion d’honour   ricambia con foglie morte e altre fantasticherie surreali e jezzate che i francesi adorano, soltanto quando Iggy ci lascerà allora saranno cazzi amari per tutti!

Ebbene sono nauseato da un certo tipo di concetto di arte contemporanea a cui tutto sembra ormai concesso, agli sfondi meschini e mafiosi che si nascondono dietro le varie fiere convegni sull’arte contemporanea: solo scoregge  e   litri di presenzialismo vetero –craxiano   farciti da pianeti di sfigati che orbitano come avvoltoi attorno a certi retro happening fatti per lo più di happy hour in ospizi per falliti ed incompresi. Et voilà l’arte contemporanea, un tempo “merda d’ artista” ora merda tout court

E’ quindi per me un onore aver affidato questo numero di deadskyline , numero fatto di lirismo sveglio per sonnacchiosi e repentini  rigenerarsi di gangli assopiti,  mentre la città si contorce su una litigiosa e insolente street fighting man, io passo di fatto il testimone della fanzine a Malensa e sapere che in buone mani e tra buone idee mi fa tornare con serenità alla mia letargia di fine aprile.

Il mio j’accuse è indirizzato a certe persone: quegli esseri spregevoli che non appena realizzano che i loro elaborati artistici non contano una sega, spesso sono terzi a dirglielo, allora si buttano in politica per rosicchiare un po’ di potere e legittimare con la forza fino ad imporre la loro arte da strapazzo


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settembre 20, 2009
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NAIV SIROB INCONTRA HUGO BANDANNAS e i MONOTOUR

settembre 18, 2009
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-Hugo Bandannas…cominciamo con una domanda facile facile…perchè quell'”H” a storpiare il suo nome?

L’h. apporta un tocco esotico al nome d’origine:
hugo bandannas può essere un attore di filmetti porno amatoriali come il cantante dell’ultima punk band della sperduta provincia di frosinone

-Ok, passiamo alle questioni simil-serie.
Diceva quel vecchio marpione di Bruce Willis che guardare Sin City è un pò come farsi esplodere la testa,ebbene, leggere due pagine di “l’ora blu” fa più o meno lo stesso effetto.
Quanta voglia di deflagrare o far deflagrare c’è in questo libraccio?

h. In “l’ora blu” (ilmiolibro.it edizioni) non deflagra proprio un bel niente: anzi è l’apoteosi dell’intimismo autistico che implode per sempre, una cicatrice interiore più che quella visibile di ballardiana memoria (vd.crash n.d.r.)

-A parte qualche traccia di decadentismo e simbolismo sembra quasi che la poetica bandannassiana sia influenzata più dal garage, dal punk d’annata e dai rave impasticcati di eterni pischelli persi nei loro rayban a specchietto retrovisore piuttosto che dalla poesia stessa.
C’è forse la voglia non tanto nascosta di far deflagrare anche questa?

Beh …Bandassiana mi riporta ai parnassiani ma a differenza di questi ultimi non c’è alcuna finalità nei miei scritti, è la solita solfa della catarsi autoindotta, non avendo 50 carte da sprecare (e non volendo) in analisti e psicoterapia di staminchia, faccio per conto mio senza speranza di cura e redenzione.
l’ora blu in effetti è un irraggiungibile momento di ristoro, in questo simile alla nota blu per i jazzisti, la nota perfetta da ricercare e a cui ambire, ma al tempo stesso impossibile da ripetere sulla tastiera del piano.

-C’è un qualche parallelo o punto di contatto diretto tra il Bandannas letterario e quello reale, nel senso, quanto la vita ha influito sull’arte?

Sono così iperbolico e concettuale quando mi esprimo che quello che scrivo corrisponde a dei gesti spastici che mi collegano alla realtà. La vita influisce sulla vita medesima: l’arte è strettamente connessa con i mestieranti di talento, un carpentiere virtuoso è un artista. Le parole, anche quelle scritte, si cancellano, le rovine sono di pietra non di sintassi.

-Credi che oggi, dopo il saccheggio da parte dei cantautori, l’esplosione delle arti visive e il generale rimbambimento post-tv commerciale ci sia ancora spazio per il silenzio della parola scritta?

Il silenzio non è più tollerato sia da un punto di vista acustico che antropologico del termine. Anche la morte si mal tollera.

-Concludendo il capitolo bandannas…risposta secca: Hugo Bandannas può essere considerato il più grande poeta della storia?

No.

-Capitolo Monotur:

trattasi di un nuovo progetto con vita propria oppure di un esperimento-freak nato esclusivamente per accompagnare il Minitur (strana assonanza…) poetico?

I Monotour sono l’esatta metà convalescente dei Port of Souls (che sono invece vivi e vegeti!):
un duo di ex astro zombie monomaniaci alle prese con scarni ma filamentosi intrecci di archeo blues deboscio e perverso per sopportare liriche senza tregua che raspano come galline su scale mobili …in altre parole io blatererò i miei scritti ed il Reverendo V. li prenderà a calci in culo con la sua gibson, e per l’appunto l’insieme ha un nonsochè di sperimentalmente e poeticamente naive.

-Quali accordi dobbiamo aspettarci? Classica musica da sottofondo soft stile violinista depresso o ci sono sorprese dinamitarde -sulla falsariga dei Massimo Volume- anche qui?

Stiamo lavorando a strutture free ma di stampo rock and roll, ci sarà anche qualche brano degli stones e dei love,è l’unica poesia che conosciamo e viene dai bassifondi.

-Durante le performances ci sarà spazio per qualche nostalgico omaggio ai Port of Souls?

Con i Port of Souls condividiamo una sola cover: Fire of Love. Per il resto le entità restano distinte ed inconciliabili.

– Appuntamenti monotaurici da qui a venire?

Una breve apparizione il prossimo 19 settembre all’interno di un vernissage all’Ecomuseo della Castellina Marittima. Venerdì 9 ottobre poi, saremo nella nuova location del Surfer’s Den a Milano city.
A Novembre e dicembre probabilmente ci sposteremo a Roma e Civitavecchia ma stiamo ancora trattando, inoltre quasi sicuramente non sarà più “l’ora blu” a farci da faro, ma tutto a suo tempo.

-Bien…a quando il primo Grammy?

Più che grammy we want a granny!


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EDITORIALE AUTUNNO-INVERNO 2009 FANZINE-PUNKZINE

settembre 17, 2009
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Fanzine e Punkzine
a cura di Susanna Vigoni  07-slash_couv

Contemporaneamente alla comparsa dei primi punk a Milano, nascono anche qui le prime punkzine, delle “riviste” dalla grafica nuova e rivoluzionaria che parlano soprattutto di musica, ma anche di società, cultura e politica, riferiti all’ambiente controculturale.

Capitolo Terzo
Parte Seconda

I vocaboli fanzine e punkzine troppe volte usati come sinonimi, esprimono invece due realtà molto diverse.

Il termine “fanzine” nasce dalla fusione dei due termini inglesi “fan” (=appassionato, tifoso, seguace) e “magazine” (=rivista) e quindi rappresenta qualcosa di vago e non ben precisato.

Queste riviste si rifanno comunque al soggetto in termini di divismo e di ammirazione, appunto il fan.

La punkzine invece fa riferimento chiaramente all’area culturale punk di cui si fa portavoce dei bisogni, delle idee, degli interessi.

Un elemento chiave della punkzine è quello della self- communication, cioè l’auto appagamento, la crescita personale, la nascita di un dialogo con se stesso, che porta l’individuo a interessarsi di una serie di problemi e fatti sociali di cui prima non si era mai occupato.

Di solito le punkzine sono prodotte da un gruppo molto ristretto di persone, o addirittura da una sola persona che si occupa di scrivere gli articoli, fare e trascrivere le interviste, fare le fotografie e i disegni, stampare e fotocopiare la rivista, assemblare le copie, distribuirle e venderle.

La punkzine distrugge i preesistenti moduli di comunicazione artistici e politici; distrugge il giornale politico spacciato per controculturale perché è realmente portatore di informazione dal basso e stravolge i precedenti modelli canonici di impaginazione.

La punkzine è caos espressivo, creatività libertaria senza compromessi e mediazioni politiche.

Nell’ottobre del ’77 esce in 1000 copie “DUDU”, foglio di agitazione dadaista, che prende il nome dalla fusione di DADA+PUNK, ancora infarcita di demenzialità dotta, fusi dalla disperazione, dalla rabbia.

Nel gennaio del ’78 cambia nome e diventa “POGO”, dal famoso ballo punk.

Non cambia solo il nome, ma anche la grafica e i contenuti che si avvicinano sempre più all’universo punk.

E’ il primo esempio di rivista con uno stile radicalmente nuovo e gli argomenti trattati sono influenzati dal movimento del ’77 e dai Circoli giovanili.

Ma c’è molto spazio per la musica ed è proprio questo a interessare maggiormente i punk.

“Pogo”, infatti, è la prima rivista in Italia a pubblicare integralmente in Italiano i testi delle canzoni dei Sex Pistols, dei Clash, delle Slits.

L’aspetto stilistico si rifà alla grafica dei Sex Pistols, ideata da Jemie Reid: l’uso continuo del collage, gli interventi grafici infantili.

Gli articoli spaziano dalla musica, interviste a gruppi musicali punk italiani e stranieri, ai problemi pratici che deve affrontare un giovane che si avvicina alla pratica punk: come “assemblare” un vero e proprio vestito punk senza spendere molto, come formare una band e naturalmente tutta la pratica dell’imperativo del “fai da te”, il “do it yourself”. (D. I Y.)

Di “Pogo” usciranno solo tre numeri.

Il segnale che il punk a Milano sta cambiando arriva anche dalla creazione in città di una nuova rivista nel febbraio del 1979, “Xerox”, questa volta interamente stampata con la fotocopiatrice (il cui uso si diffonde proprio in quegli anni), in puro stile “fai da te”.

Lo stile grafico è più essenziale e originale; i contenuti sono molto più pungenti e critici; si parla meno di musica, ma si dà ampio spazio alla trattazione dei problemi legati alla condizione dei punk italiani.

Si sottolinea che il punk italiano ha una propria identità, diversa dal modello inglese.

Il punk inglese è considerato come un atteggiamento nichilista e disfattista che affonda le sue radici nelle pessime condizioni di vita dei giovani che appartengono alla working class britannica; il punk italiano invece non è legato tanto ad un fenomeno di classe sociale, quanto ad una condizione esistenziale giovanile legata al particolare contesto socio- politico del paese.

Il punk italiano è molto più politicizzato e irriverente in quanto non si limita alla semplice provocazione ma è una radicale scelta di vita alternativa.

Nel primo numero, in un’editoriale firmato da Rosso Veleno si legge: “La PROVOCAZIONE è ben altra cosa, non il costume del sabato o la discoteca- ghetto. E’ l’ATTITUDINE, come vivi da quando apri gli occhi la mattina a quando li richiudi la notte.

Non è un’etichetta che compri né da Seditionaries[1] di Vivienne Westwood né da Carù, unico negozio di dischi punk.

..e allora chi continua a parlare di punk e perché?! Chi ne parla è un estraneo, altrimenti avrebbe vergogna a usare una parola inventata da altri per inscatolare/soffocare/definire chi questa cosa se la vive e basta, qualsiasi nome abbia. [2]“

Ma una vera e propria fanzine politica italiana uscirà solo nel 1981, a Bologna, intitolata “Attack”.

La pubblicazione doveva servire a informare e rendere noto ciò che il monopolio della stampa cerca di nascondere.

L’editoriale dichiara:

“Dunque questa punkzine serve proprio ad informare, a rendere noto ciò che il monopolio della stampa borghese, infarinandoci di SOLO MUSICA cerca di nascondere, e ciò che l’editoriale di sinistra, dopo averci per anni accusati di fascismo o atteggiamenti nazi, e ora resasi conto del colossale abbaglio, cerca di propinarci in modo aleatorio, esterno e tendenzioso sul punk.

Perciò questa punkzine come informazione in primo luogo e come lotta alla misinterpretazione del punk, perché nessuno meglio di noi può dire ciò che noi siamo”.

Fu un’uscita importantissima, nonostante la difficoltà di lettura dovuta alla grafica disordinata, e venne letta e consultata da molti, portando alla formazione di molti collettivi punk, soprattutto nella provincia bolognese, prima di allora isolata.

Con Attack si apre un nuovo periodo in cui nasceranno molte altre punkzine proprio perché i tempi sono ormai maturi ed è giunto il momento di parlare direttamente, “da punks a punks”, come si legge su “kill your pet puppy”, una importantissima punkzine inglese.

Tra le più famose punkzine italiane che nasceranno in seguito le più famose sono: T. V. O. R. (Teste Vuote Ossa Rotte) che tratta principalmente della scena hard core italiana e americana; Anti Utopia che sarà la punkzine del collettivo che gestirà il Virus a Milano che è soprattutto un giornale politico e sociale; PUNKamINazione, che più che una vera e propria punkzine sarà un bollettino di coordinamento tra le varie realtà punk italiane e quindi sarà molto importante per i collegamenti su tutto il territorio italiano.

Nota: [I] Marco Philopat, “Derive/ Approdi”, n° 8, estate 1995.

[II] AAVV, Corriere dell’informazione, 4 novembre 1977.


old stuff from deadskyline fanzine

settembre 15, 2009
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n1517300434_30209052_306La Hugo Bandannas Band è un progetto di ricerca musicale che ha origini sulla Costa Tirrenica nell’anno 2006. La finalità è quella di creare una cerchia di persone ricettive (band) che orbitano intorno al Santone (Hugo Bandannas), persone solitamente con molteplici esperienze musicali alle spalle e con influenze sonore il più possibile, anche se non necessariamente, diverse.

All’attivo un demo concept “au cafè des poetes” realizzato nella Tana Studio di Civitavecchia. 2006. Tema centrale. Le vicissitudini dell’amore. L’amore visto come nostalgia e ritualismo.

Tale esperimento si avvalse della partecipazione umana/strumentale e la supervisone artistica di Piero Coleine (polistrumentista e che oscilla tra una sorta di ricerca antropologica e mistica per far brillare e porsi come ricettore tra le varie. Il concept arricchito da qualche cover per far repertorio, venne poi riportato dal vivo in una versione semi acustica e registrato nel medesimo live nov. 2006 “live au cafè Marley”storico e movimentato bar di Civitavecchia, un episodio più evocativo che di rilievo.

In tempi più recenti, fine 2007, il progetto Hugo Bandannas Band trasloca a Milano City, assecondando lo spirito nomade originario qui, attraverso l’incontro e la collaborazione di esimi ricettori sonori ed abili musicisti, tra cui Mark Vibes, chitarrista struttural-destrutturante e vibrazioni antropomorfe, l’arrangiatore Maestro partenope di avanspettacolo Mickey Mouz, ed il creatore nonchè artigiano human-drummer Umberto Cassano, deus ex machina dello studio di ricerca musicale “Phase of Noise” , è in produzione con una manciata di brani tra cui spiccano la rivisitazione della cult song del precedente demo concept, “Corvi Neri “e la cover “Psychokiller” dei Talkin Heads rivista in maniera più disarticolata.

Essendo il progetto in progress non è lecito svelare altri segreti.

 

 

 
Iggy mi ama. Mi adora. Mi venera. Specialmente quando non mi depilo le gambe.
E’ una cosa che lo manda su di giri, fuori completamente di testa. Come quando canta I wanna be your dog. La prima volta che mi ha vista mi ha spruzzato della vernice rossa addosso e mi ha chiesto di sdraiarmi sulle lenzuola bianche del letto. Voleva la mia sindone e ripeteva di continuo che quel colore rosso era il sangue che sgorgava dalle ferite del mio corpo. Che era la mia essenza. Un simulacro che gli sarebbe rimasto impresso nella memoria.
Ho provato ad aprire bocca e parlare una decina di volte ma il suo indice si posava di continuo sulle mie labbra.
“Tu sei il punk” esordisce all’improvviso. Rido forte mentre lui mi passa una birra.
“E’ vero” continua “Sei l’incarnazione del mio concetto di punk”.
A:“ E in cosa consiste il tuo concetto?”
Si pulisce le unghie fissandomi. “Ma che ti frega. Perché non ti innamori di me?”
Il posacenere è colmo di mozziconi di sigarette.
Gli chiedo se si diverte. Se è lui al cento per cento nelle esibizioni.
“Sono io ma non ci sono. Non esisto. Hai da accendere?”
Insisto. “Ok. Ma ti diverti?”
I:“No. E odio la gente che manipola le cose che amo per scopi del cazzo.”
A:“Parli di me?”
I:“Te l’ho forse fatto credere? Parlo dei Sex Pistols del cazzo.”
A.“Quante volte dici la parola –cazzo-.”
I:“Non rompermi il cazzo.”
A:“Elegante. ..Sid Vicious diceva che voleva essere come te, fare la tua vita e morire prima dei 30 anni.”
I:“Io sono ancora vivo.”
A:“Ha sbagliato le previsioni.”
I:“Lui è morto.”
A:“Questa è storia.”
I:“Cazzate.”
A: “Hai mai avuto un lavoro normale? Di quelli che fa la gente comune?”
I: “Cos’è il lavoro?”
A: “Che risposta stereotipata.”
I: “Non è roba che fa per me.”
A: “E cos’è che fa per te?”
I: “Tu.”
Sputa a terra.
I: “Un tempo mi dispiaceva sapere che sarei morto giovane”
A: “Sei vivo. L’hai detto anche tu poco fa.”
I: “Sono una leggenda. Per quello mi desideri.”
A: “Non ti desidero, ti ho.”
I: “Musa del cazzo.”
A: “Ti piaccio per questo.”
I: “Non mi piaci per niente.”
A: “Balle.”
I: “Musa del cazzo.”
Si stappa un’altra birra bofonchiando
I: “61 anni buttati nel cesso e un’ingrata nella mia stanza.”
A: “Me ne vado”
I: “Sposami”.
Mi bacia proiettando la lingua di fuori.

 

 

 

 Port of Souls: banda d’immigrati al 75%, nata sfiorando la melma del Naviglio Grande. Ale (batteria), Jean (basso), Hugo (voce), Andrea (chitarra): questi i responsabili dei fatti. Punk-non-punk, blues incapace, rock de-tecnicizzato, semplice istinto, ignoranza, decenni di ascolti e collezione di dischi: signori, il piatto 蠳ervito. E anche l’intervista. Rispondono Hugo Bandannas (HB) e Andrea (A).

(Intervista condotta da Livia/LIVIOSKY)

Port of Souls… perch頱uesto nome? Chi l’ha scelto?
HB: Il nome 蠴ratto da un brano dei Gun Club. Al di la dell’essere tutti fan dei Gun Club, il nome 蠭olto evocativo, nel senso spiritico del termine. L’ha scelto Andrea e ci siamo trovati tutti d’accordo.
A: Credo di averlo proposto io, se non erro. Inizialmente propendevo per Port of Saints, ma il riferimento cos젤iretto al libro di Burroughs alla fine ci 蠰arso troppo intellettualistico e un po’ pretenzioso; ho poi proposto Port of Souls, che 蠵n brano degli immensi Gun Club.

Chi siete? Cosa volete? Descrivetevi a vicenda?
HB: Una band di sicuro! Forse l’ultima autentica band di rock and roll. Vogliamo l’hit parade a ogni costo! Ma non metteremo mai in gioco la nostra amicizia per il successo come hanno fatto i Take That.
A: Dai… come si fa? Difficile e un po’ imbarazzante. Siamo comunque, di certo, quattro personaggi malati di musica (e di mente). E credo che nessuno di noi sappia esattamente cosa vuole. Per fortuna…

Quali esigenze hanno portato nel 2007 alla formazione della vostra band?
HB: Se non suono per un p𜠯 meglio urlo, sono perduto.
A: Le stesse che me ne hanno fatte formare fin dal 1986… se non suono sto male. E cos젩nizio a rompere le scatole in giro finch頮on si trova qualcuno per mettere in piedi un gruppo. La storia si ripete. E va bene cos쮼br>
Prima del 2007, quali i vs trascorsi artistici e la vs formazione musicale come singoli?
HB: Tanti, davvero innumerevoli, meglio dimenticarli, si salvi chi pu𑼢r> A: Mah, suono in gruppi da quando ero ragazzino; ho iniziato nella seconda metࠤegli anni Ottanta ed eccomi qui. Ho fatto parecchi dischi, tanti concerti e un sacco di cose nel giro d.i.y, punk e hc. Ora ho un po’ smesso un certo tipo di coinvolgimento totale, anche per ragioni semplicemente pratiche (la vita ti arrota e ti assorbe), oltre che per una certa stanchezza. Trascorsi “artistici”? Io? No… nessuno.

Cinque aggettivi per definire la vs musica? Cinque per la vs band?
HB: Punk, ne basta uno!
A: Musica: blues, punk, garage, sgangherata, sincera. Band: instabili, umorali, brillanti, dementi, diversi

Come conciliate le diverse provenienze e residenze, vite personali, ecc, con le prove e la creazione musicale?
HB: Viviamo tutti in zona Milano ma a parte Jean, il bassista, non siamo milanesi.
A: Beh, ci si mette d’accordo. Un giorno a settimana ci si vede e si prova. I pezzi, per ora, nascono ? a livello di idee di massima ? a casa mia; poi li porto in sala e li si prova: tutti insieme li aggiustiamo, fino a trovare una versione pi?eno definitiva.

Le 10 maggiori influenze musicali per la vs band sono?
HB: I capisaldi sono 3: gli Stooges, l’alcool, i navigli melmosi?
A: Direi Gun Club, Rocket from the Tombs, Pere Ubu, Cramps, Voidoids, Stooges, Rolling Stones, Beasts of Bourbon, Velvet Underground, 13th Floor Elevators

Com’蠰ossibile contattarvi? Avete un sito, un Myspace o simili?
HB: http://www.myspace.com/portofsouls
A: S쬠c’蠵n Myspace.

Perch頣antare in inglese? La lingua italiana non vi soddisfa?
HB: Il rock and roll e la lingua italica non sono una buona ricetta. Salverei soltanto i Diaframma, ma non credo abbiano mai suonato rock and roll?
A: C’蠰oco da fare. Il rock (in senso lato) in italiano non 蠣redibile.

Cos’蠬a musica per voi? Droga, amore incondizionato, ossessione, struggente piacere, altro?
HB: Ƞsalvezza, redenzione al quotidiano martirio psico fisico a cui il buon dio ci sottopone.
A: Droga e ossessione. Senza dubbio.

Cosa pensate del panorama musicale italiano per quel che riguarda la musica proposta via radio e media vari?
HB: Mi piace Fabri Fibra e l’ardecore ammuffito dei capitolini Bloody Riot.
A: Sarebbe troppo facile sparare a zero. Mi astengo. Per𐡠livelli sotterranei c’蠲oba buonissima che si muove… altro che radio e media.

Se i Port of Souls fossero un’immagine o un quadro sarebbero?
HB: Sarebbero un immagine rurale, una scena di un film spaghetti western
A: Confesso un’ignoranza abissale in campo di arti figurative. Che vergogna. Diciamo che se fossero un film, per me, sarebbero Donnie Darko o Fandango. Se fossero un telefilm, invece, Californication.

Perch頱ualcuno dovrebbe ascoltarvi volontariamente?
HB: Perch頨 ora che le sopite coscienze spurghino e noi possiamo favorire questo processo di catarsi.
A: Perch頮on lo possiamo coercire, quindi o ci ascolta volontariamente, oppure non ci ascolta! A parte gli scherzi, non si pu𝊲ispondere, credo. Sarebbe un po’ spocchioso (e magari bugiardo) dirti “Perch頦acciamo bene quello che facciamo”. Se qualcuno ci ascolter଍ spero lo far࠰erch頡vr࠳entito un po’ di anima e sangue nel nostro rumore.

Obiettivi per il futuro? Prossime esibizioni? Quando? Dove?
HB: Molto presto, una data con la bluesgirl Miss-Ipi ad Alessandria e una serata unplugged al Funhouse.
A: Mah, ci stiamo lavorando. Tra gli obiettivi c’蠲egistrare qualcosa e suonare un po’ live. Il quando 蠤a definire, al momento.

Se Port of Souls fosse una persona deceduta, sulla lapide che epigrafe vorreste lasciare ai vostri numerosisissimi (!) fan (!) accorsi (!) da tutto il mondo (!) per l’estremo saluto?
HB: All is vanity
A: Bevine una alla mia salute.

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SVETLABIO

Le Svetlanas erano un gruppo russo attivo nel 1977 e che, in quello stesso anno raggiunse l’apice del successo mediatico. Tale successo venne anche notato dal KGB, che decise di salvaguardare il loro nuovo patrimonio nazionale avviando segretamente il progetto in codice denominato”Svetl-лед”. I quattro componenti della band vennero rapiti e furono ibernati. Nel 2007, in un bunker anti-atomico i quattro corpi ormai dimenticati di Olga Yljushin Magut, Pedro Kowalski, Irina Bolscioi, Andrea Piottr Kasparoff, ripresero miracolosamente vita. Ancora sotto shock e convinti di vivere nel ’77, fuggirono in Italia. La loro totale incapacità è allo stesso tempo disarmante e affascinante ma, come si sa, in questo genere musicale la sciatteria è grandezza e loro sono proprio scarsi e sgradevoli come sembrano.

INTERVISTA SVETLANOVAJA DI BRENDA AND HER STARFALL

1) Dite di essere una band russa del’77 che, ibernata, è poi tornata alla vita ai giorni nostri: siete allora la conferma del fatto che lo scienziato che in Russia ha scongelato alcuni pesci preistorici e li ha visti muoversi, aveva ragione?
Qual’è il vostro legame col Paese rosso che tanto decantate?
CREDO CHE UN’ADOLESCENZA E UNA POST-ADOLESCENZA PASSATA A INGURGITARE VODKA POSSA GIUSTIFICARE L’AMORE CHE LE SVETLANAS PROVANO PER LA RUSSIA. è COMPROVATO INOLTRE, CHE IL NOTO BASSISTA PEDRO KOWALSKI SIA STATO SOTTOPOSTO PER ANNI ALLE RADIAZIONI NUCLEARI NELLA PROFONDA CAMPAGNA NEI PRESSI DI CHERNOBYL.PARLARGLI PER CREDERCI.
INOLTRE IL ROSSO SI ABBINA PERFETTAMENTE CON LA NOSTRA CARNAGIONE, SIAMO FEMMINE A QUESTE COSE CI TENIAMO.

2. Siete una band prevalentemente femminile; c’è un band capitanata dal gentil sesso che stimate, oppure dalla quale traete ispirazione?
SIAMO IN REALTà UN GRUPPO TRANS-GENDER. PIOTR KASPAROFF è HOMME HOMME. OLGA MAGUT DONNA DONNA CON LA GONNA. PEDRO KOWALSKI HA IL CULO FEMMINILE PIU BELLO DELLA BAND.E A IRINA BOLSCIOI LA SCAMBIANO PER MASCHIO.
IO STIMO X-RAY SPEX, AVENGERS, LOST SOUNDS, BIKINI KILL, L7, S.I.B., GLI INTELLECTUALS. DIRE TRARRE ISPIRAZIONE è TROPPO.

3. Com’è cominciata la vostra avventura come Svetlanas?
CERCHERò DI RENDERE IL MENO NOIOSA E LUNGA POSSIBILE LA CLASSICA RISPOSTA CHE NON INTERESSA A NESSUNO. IO ENTRO COME SOSTITUTA DELLA BASSISTA DOPO UN INFORTUNIO, LA BASSISTA SI RIPRENDE E PASSO ALLA CHITARRA. CAMBIAMO UNA MIRIADE DI BATTERISTI E POI CONFERMIAMO PIOTR KASPAROFF PER CAPACITà E AFFIDABILITà. DOPO VICISSITUDINE,TRA CUI LA SCOPERTA CHE LA BASSISTA ERA UNA SPIA INVIATA DALLA CIA, SCEGLIAMO DAL PROFONDO NORD-EST UCRAINO PEDRO KOWALSKI, NOSTRO STORICO (E UNICO) GROUPIE. INOLTRE PEDRO KOWALSKI è L’UNICO AD APPARIRE COME UN PUNK, ESSENDO EGLI SOSIA DI JOHNNY THUNDERS. E NOI, COME SPIEGATO SOPRA, CI TENIAMO A QUESTE COSE.

4. Il vostro sound si ricollega al punk grezzo e soprattutto essenziale; quali sono stati i vostri ascolti adolescenziali?E cosa ha contribuito a farvi essere ciò che siete oggi (apparte l’ibernazione)?
I MIEI ASCOLTI ADOLESCENZIALI, PER SINDROME DI PETER PAN E CATTIVO GUSTO, ME LI PORTO DIETRO ANCORA ADESSO. MOLTO PUNK KBD, QUELLO AMERICANO E BELGA SOPRATTUTTO. AMORE SPASMODICO PER IL PUNK ITALICO DEL PERIODO, SOPRATTUTTO LA SCENA DI PORDENONE. ORA MI PIACCIONO MOLTO LE SCENE DI MEMPHIS E DI PORTLAND. E QUELLA TEDESCA. (IL TOUR DEI DEAN DIRG IL MIGLIORE DEL 2008 FINORA)
TRE BICORDI E VIA, LE URLA DI OLGA MAGUT E L’AUTISMO DI PEDRO KOWALSKI CI PORTANO A ESSERE QUELLO CHE SIAMO ORA.E QUELLO CHE SAREMO ESSENDO NOI CONTRARI ALL’EVOLUZIONE A MENO CHE NON FLUISCA NEL VHEMT.

5. Che ne pensate del gruppo russo rockabilly “Leningrad Cowboys”?
MA NON SONO UN GRUPPO ROCK FINNICO?
CMQ DEL ROCKABILLY AMO SOLO IL ROCKABILLY ORIGINALE, QUELLO CHE NOI COMUNI MORTALI CHIAMIAMO ROCK’N’ROLL ANNI 50.
SOLITAMENTE COI ROCKABILLY AMIAMO LE LOTTE à LA GUERRIERI DELLA NOTTE. LA NOSTRA GANG LANCIA IMMAGINI DI STALIN A Mò DI NINJA CONTRO LA GANG DELLA BRILLANTINA E DELLA CILIEGIA SBIADITA. DI SOLITO PERDIAMO. MA UN GIORNO, NE SONO CONVINTA, CE LA FAREMO.

6. Adesso che il comunismo oramai è soltanto un ricordo nel governo italiano, immagino non vi sentiate più tanto a casa nel nostro Paese…come vivete queste differenze in confronto al passato?
NON MI RICORDO DA QUANDO IL COMUNISMO SIA UN RICORDO IN ITALIA.COMUNQUE è SEMPRE UN BELL’ESERCIZIO DI SCRITTURA DARSI ALLA COMPOSIZIONE DI SLOGAN IDEOLOGICI CHE COZZINO CON LA QUOTIDIANITà E POI GIOCARE A “TROVA LA DIFFERENZA” COI DECLAMATORI DI ESSI.CHE VOLETE, NOI QUA NELLA CAMPAGNA SIBERIANA CI ANNOIAMO ASSAI.

7. Quali sono i vostri progetti futuri?C’è un disco in cantiere?Parlateci del vostro materiale.
UN TOUR IN KAZAKISTAN. DOPO LA PRODUZIONE DI 5 COPIE 5 DI UN DEMO TIRANA LIMITED EDITION, USCIRà UNO SPLIT CON I CLUB 27 DI MILANO, ITALIA PER LA SERPENTINE RECORDS, ETICHETTA SVIZZERA.
IN CANTIERE ABBIAMO ANCHE LA PARTECIPAZIONE A UNA COMPILATION DI UN’ETICHETTA INGLESE.
IL NOSTRO MATERIALE CONSTA DEI PEZZI SUL MYSPACE, DI ALTRI PEZZI SCRITTI E IN NASCITA, E DI UNA FOTO CON SOLANGE DI CUI ANDIAMO MOLTO FIERI.

8. Nella vita siete davvero delle “bad girls”oppure è il palco che ve lo impone?Insomma ci siete o ci fate?
SIAMO CATTIVISSIME.E PURE UN PO’ PAZZERELLE. SIAMO IL TERRORE DI QUALSIASI GENITORE CON UN POCO DI SENNO. INOLTRE SIAMO SBOCCATE E SIAMO SOLITE INVOCARE IL DEMONIO PRIMA DI OGNI CONCERTO. INOLTRE, CONFESSO DI TAGLIARE ANCORA LA CODA ALLE LUCERTOLE E DI FARCI SCARPETTA SUL PIATTO.

9. Non vi sta sul cazzo il fatto che stiano cercando di “commercializzare” anche il mondo del rock?Voglio dire, in questi ultimi anni sono usciti fuori come i funghi tutti questi gruppettini per tredicenni che hanno preso il posto delle boyband degli anni ’90 e che si spacciano per gruppi rock…non credete sia un’enorme presa per il culo?
SI.SOPRATTUTTO PERCHè NON SANNO BALLARE. E SEMBRANO DEGLI ALBANESI DA SBARCO MA CON LE UNGHIE TINTE E IL CIUFFO EMO.è ASSOLUTAMENTE UNA FREGATURA.

10.Svelateci una curiosità: delle vere riot girlz come voi, come si difendono dai dolori mestruali?E poi, che marca di assorbenti usate?
IO SONO SOLITA ESPIANTARMI L’UTERO CON UN MESTOLO IN QUEI GIORNI.OLGA MAGUT NON LO SO. CREDO CHE SIA IN MESTRUO PERENNE DA COME URLA SUL PALCO. IN OGNI CASO, TAMPAX IN THE CUNT!

Irina Bolscioi

Componenti del gruppo OLGA YLJUSHIN MAGUT (THE VOICE)
PEDRO KOWALSKI (THE BASS)

IRINA BOLSCIOI (THE GUITAR)

ANDREA PIOTR KASPAROFF (THE TUPA-TUPA)

PAST MEMBERS: ZIGGY KABANOV ( kgb found she was a c.i.a. member, so they killed her)

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H.B. L’ULTIMA VOLTA CHE CI SIAMO SENTITI E’ STATO DIVERSI MESI FA PER L’INTERVISTA USCITA POI SU STAYPUNK. IT E SUL TUO LAMETTE. IT, MI SEMBRAVI ANCORA INDECISO, COME DIRE SUI BLOCCHI DI PARTENZA, TRA I BLOOD 77, LA TUA CAPACITA’ DI FUMETTISTA, DISEGNATORE, L’INTIMISMO LIRICO E SFOGHI BLOG ESISTENZIALI….INSOMMA IN QUESTA GARA IMMAGINARIA CON TE STESSO CHI E’ IN TESTA AL MOMENTO?

Bella domanda. Al momento purtroppo Simone Lucciola è in testa su tutto, nel senso che ha fagocitato ogni altro pensiero con la sua periodica mania (auto)distruttiva. I Blood stanno finalmente per far uscire un nuovo disco, cioè lo split coi Bone Machine di cui si parla da un anno (e che potrebbe essere fuori prima della pubblicazione di questa intervista) e hanno comunque dell’ulteriore materiale nuovo. Ho nel cassetto vari progetti a fumetti ancora da finire, definire e mandare in stampa, ed è appena uscito “Hardcore 1986 2008”, un nuovo albetto della Lama disegnato da Moz/Officina Infernale (per chi non lo conoscesse, ex-Creepshow, Strage e tanti tanti altri gruppi della scena dei primi 90’s). Le poche cose “liriche” decenti che ho scritto dal 2005, sono confluite in una rivista letteraria, “de-Comporre”, che ho messo insieme con amici e che pure sta andando. Il blog l’ho riaperto. Ciò non toglie che io sia confuso, e che mi debba dare una scrollata: perché si può dare di più, molto di più. E i tempi stringono.

H.B. QUANTO HANNO IN COMUNE E QUANTO DISTANO LA SCENA PUNK PONTINA E QUELLA CAPITOLINA, DAL PUNTO DI VISTA DELL’ATTITUDINE E DELLO STILE DI VITA?

Non so effettivamente darti una risposta precisa, perché non esiste una vera e propria scena punk pontina: diversamente da Roma, qui ci sono davvero sempre e quasi solo le stesse persone. Che sono amiche da decenni e fanno le loro cose, ok, però non c’è nulla di comunitario, cioè non si cerca di creare un’entità punk ben precisa. Nella capitale ci sono sicuramente i mezzi per fare ben altro (locali, punti di distribuzione, materiale umano), però non negherei neanche che – come sempre succede nelle grandi città, rispetto ai paesi – spesso ho l’impressione che si tenda a emulare i gruppi musicali più in vista, cosa che più che fare scuola per me danneggia tutti. I rapporti tra il sottoscritto e Roma, comunque, sono sempre stati ottimi.

H.B. IMMERSO E RAPITO DA QUESTI SCENARI ESPRESSIVI POST APOCALITTICI, RIESCI AD AVERE IL TEMPO PER ESSERE UN ALTRO, DISTRARTI DA TE STESSO?

Assolutamente no. Se riuscissi a distrarmi da me stesso senza dover rischiare ogni volta di cadere al tappeto a fine serata, avrei risolto il 90% dei miei problemi.

H.B. HA ANCORA SENSO STAMPARE FANZINE E DIFFONDERLE IN GIRO, O E’ PIU’ CONVENIENTE RAPPRESENTARE TUTTO ON SPACE?

La mia opinione personale è che le webzine sono esteticamente brutte ma assolutamente necessarie, mentre le fanzine sono meravigliose alla vista e al tatto, ma non si vendono, quindi non si diffondono, e anche se le regali sono lette e comprese solo da una fetta anziana della popolazione punk. Due ragioni in più per rilanciarle.

H.B. C’E’ ANCORA VITA, O BAND NELLE CITTA’? SE SI… FAMMI I NOMI.

Per esserci c’è sempre, cioè, c’è sempre stata. Ma non mi viene in mente neanche un nome nuovo, solo gruppi con vecchi reduci in organico. I gruppi nuovi nuovi nuovi, citando una vecchia canzone proto-core dei Blue Vomit, per me sono troppi, e stanno troppo stretti.

H.B. PRIMA FORMIA, POI LA CAPITALE, IL TUO COLONIALISMO ESPRESSIVO GIUNGERA’ ANCHE NEL REGNO PADANO?

Beh, se vuoi è già arrivato almeno fino a Monza, nel senso che ci sono stato fisicamente e sono ancora coinvolto in qualche progettino grafico e fanzinaceo dei ragazzi. Poi chi mi vuole mi si pigli, ma giuro che non intendo colonizzare niente e nessuno: non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani…

H.B. CHI TI SEGUE E/O COLLABORA AI TUOI PROGETTI EXTRA BAND?

Per Lamette web, il mio batterista Sveden e molti altri collaboratori meno assidui, tra cui segnalerei gli scrittori Gordiano Lupi e Fernando Bassoli. Per Lamette Comics, lo stesso Sbrock, che spesso si prende anche cura di me, e i nostra amici Alessandra e Davide, che a volte risolvono casini lasciati in sospeso da entrambi. Per i progetti letterari ultimi, i miei amici Max e Ambra.

H.B. IMMINENTE TOUR CON I BLOOD 77?

Magari! Tanto più che con l’uscita di un disco bisognerebbe farne uno. Fosse facile organizzarlo, lo farei…

H.B. TRA ANDREA PAZIENZA E LA MARVEL DI CHI POTRESTI FARE A MENO?

Della Marvel ho sempre potuto fare a meno. Pazienza invece serve ancora come il pane, anche se non nego che a furia di celebrarlo di qua e di là per me ne stanno pian piano sminuendo l’opera in cambio di soldi. I lettori si romperanno le palle presto.

H.B. CHI E’ MENO INDISPENSABILE TRA JAMES WILLIAMSON E JOHNNY RAMONE?

Johnny non ha mai scritto una canzone, per quanto ne so. Williamson sì, ma ha toppato molto di più. Un pareggio.

H.B. PENSI CHE I TUOI “PRODOTTI” ARTISTICI ABBIANO UN MERCATO, VOGLIO DIRE, STAI PENSANDO A PROGETTI DI LARGO CONSUMO O TI SENTI PIU’ A TUO AGIO CON GLI AMBIENTI SOTTERRANEI E ALTERNATIVI?

Mi sento a mio agio con l’underground completo perché è l’unico luogo dove la gente nel bene e nel male dice quello che ha da dire. Ciò non toglie che come si comincia a patinare, anche in ambito underground, appaiono le prime stronzate indesiderate e indesiderabili. Occhio ad esempio alle note di copertina dei libri e alle dichiarazioni scritte in piccolo sulle label dei dischi. Troverete tutti delle brutte sorprese.

H.B. IL DISCO CHE PIU’ SI AVVICINA AL TUO ESSERE?

Quelli dei Blood, per forza di cose. Sono recenti e autobiografici.

domenica, maggio 25, 2008

deadskyline SPECIAL (mag 2008) [PDF]

deadskyline SPECIAL
milan, may 2008

enjoy it dead!

 

 

 ANTEPRIMA DI “DEE DEE NOSTRO CHE SEI NEI CIELI” DI NAIV SIROB
Categoria: Scrittura e poesia

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C’è bisogno di un cesso, una turca preferibilmente, e un’ ostinata puzza di piscio su cui leggersi i testi di Naiv Sirob, perché è da li che provengono le immagini marcescenti, succhiate direttamente con una cannuccia rosa shocking dal teschio di dee dee ramone rosicchiato dai vermi.

Aerofagia lirica minimalista, il one-two three four dell’attacco di teenage lobotomy è lo stesso sottofondo per lamelalaficalaluna, identità semantiche di semi abbandonati sulle coste pugliesi, contaminate da storie di invasioni e di invasati.

Dee dee nostro che sei nei cieli, perché dove altro potrebbe stare naiv?

Forse imparando a galleggiare dentro i cessi e negli squat vicino alla ferrovia di una Bari squarciata dal sole ortodosso e dallo spaccio tamarro, ti vien veramente “voglia di morire …. Ed è bello,

dopo il morire,

vivere ancora…

e ancora…

così come Sirob declama sordidamente puro

Hugo Bandannas


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