Dead Skyline

Indie-zone VS Hugo Bandannas

marzo 13, 2017
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Alex Scotti, sancta sanctorum della webzine di musica indipendente Indiezone (http://www.indie-zone.it/) si scomoda dal grigio pirla del suo immacolato sofà nella sua grigio pirla città, Alessandria per abbattere la Linea Cotica con un coitus interruptus di domande che mitragliano alla schiena il Bandy. E’ sempre un bene quando due webzine si incontrano e quando due de-menti si separano…

A.S. – Quali diversità di motivazione tra: fare rock and roll e leggere dal vivo?

H.B. – L’intenzionalità e la motivazione non cambia, si trasforma soltanto il modo di esprimersi: quello che cambia sostanzialmente è la responsabilità personale. Per quanto riguarda la musica, avendo suonato quasi sempre in gruppi di 4-5 elementi la responsabilità è suddivisa in percentuali simili, 25% circa a testa, nei così detti reading, la responsabilità è al 100% tua.

 

A.S. –  In che maniera scrivi? A getto di un idrante o pianifichi?

 

H.B. – Le mie prime cose, la raccolta di liriche “L’Ora Blu” e “Racconti Cialtroni per Cervelli a Sonagli” sono stati scritti in maniera piuttosto naif. Considera che li ho pubblicati nel 2007, ancora in forma cartacea,  anche se diverso materiale appartiene almeno a dieci anni prima al periodo in cui scribacchiavo testi di canzoni e mi sgolavo in sotto gruppi punk da cantina. Quindi direi che fino a li ci sia molto dell’attitudine punk, la necessità di scrivere con dei quasi slogan naif e cercare sempre un effetto pulp a scapito della forma.

Con i romanzi brevi o “brevimanzi” come li definisco io, ho cominciato a costruire delle impalcature che seppur traballanti tenessero almeno sulla media distanza. Due autori contemporanei che mi piacciono molto hanno una pianificazione pressochè opposta: William Burroghs e James Ellroy. Il primo ha applicato il suo metodo cut-up al non metodo di una scrittura  in-cosciente magmatica ed allucinata, il secondo è un maniaco della partitura e delle trame. Ebbene alla fine il carattere straniante di ambientazioni e personaggi appartiene a tutti e due come risultante. In qualche modo io mi siedo in mezzo a loro, però su un seggiolone…risate.

 

A.S. – Preferisci la lettura post-moderna di genere pulp o romanzo classico stile Flaubert o Philip Roth?

H.B.- Non ho pregiudizi cronologici e di stile. Leggo tutto, cestino solo le multe e le bollette.

 

A.S. – Consigli per chi vuole iniziare a scrivere?

H.B. – Siate i primi lettori spietati di voi stessi, cioè leggetevi come foste altri, in cuor vostro per ogni forma espressiva già si sa dentro di noi quante chance si hanno ed il valore insito che possiede. Spesso ci fa comodo auto-ingannarci. Je est un autre…scriveva Rimbaud

 

A.S. – I tuoi 3 libri non da isola deserta ma da braccio della morte.

H.B. – Morte a Credito, Prega Detective, una Biografia Selvaggia.

 

A.S. – Orma il maledettismo è sdoganato, non appartiene più ad un certo immaginario artistico, se ne parla anche alla settimana della moda, per te che in qualche modo segui la vecchia corrente dei maudit è un bene o un male?

 

H.B. – Ormai tutto è sdoganato, ti saresti mai sognato di vedere un film su una band improponibile come gli Stooges al Festival di Cannes? C’è soltanto del business dietro il farsi sdoganare, alla fine tutti abbiamo un prezzo, abbiamo un cartellino che è rivolto verso gli altri e noi non vediamo. Nel mio ultimo brevimanzo tratterò anche di questo argomento nel senso diametralmente opposto però: l’integrità, l’incorruttibilità, narrerò di personaggi non classificati, nel senso di non classificabili con la loro solitudine ed il loro solipsismo di destini segnati. Li ho reclutati nell’ambito degli sport solitari come la boxe, il tennis, in fondo anche la scrittura è uno sport estremo e solitario non trovi?

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“Vorrei essere sempre in galleria con radio maria” Luther Blissett rendez vous avec Hugo Bandannas.

novembre 15, 2016
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“Voglio essere la trobbin’ gristol dei racconti” Luther Blissett
Escatologica, apocalittica, nazistella: per le sue sole 29 primavere ha svissuto più metamorfosi di Bowie e trans-formazioni di Lou Reed; appassionata di elopram ed altre nefand-mondezze; Luther Blissett è la Isabella Santacroce dell’eremo di Camaldoli: una Santa a metà strada tra il di/vinorum ed il sanatorium. Ci incontriamo in una piovosa sera di ottobre fuori dal Qube sulla Prenestina a Roma, in fila per tre col resto di due in attesa dell’ultimo atto, forse, di quei burloni della Morte a Giugno, due generazione a confronto; tutto un pò come fosse il 1996 ma con le lancette spostate in avanti di 20 anni.
L.B. Cosa ti ha spinto a scrivere?
H.B. La mancanza di luce, intesa come energia, che stava pian piano svanendo con il trascorrere degli anni attorno a me. Non potevo sopportare troppo buio, murato, ma soprattutto declinato vivo!
Ho sempre scribacchiato fin dall’epoca del disagio liceale, così fan tutti, liriche sepolcrali che erano quasi più deprimenti dei prof. che tenevano improbabili lezioni di scrittura creativa versus la new wave delle stragi del sabato sera.
Poi ho preferito per un paio di decadi dirottarmi sulla musica e con alterne sfortune sono arrivato a passare il “mezzo del cammin” stanco di prove, provole, sconcerti e genti del roghero’. Allora ho imbracciato un portatile ed ho scritto tre romanzi brevi. Entro la prossima primavera sgraverò il quarto: “Wild card for Wild life – la solitudine dei non classificati”, malavena edizioni.
L.B. Quali sono le tue maggiori influenze?
H.B. Tendo a scrivere mettendo tutto in una gigantesca centrifuga industriale; ci butto dentro i miei panni sporchi biografici, quelli puliti degli altri, e viceversa, provo ad intercettare il mio momento storico; a diventare una specie di antenna intermittente a volte c’è campo a volte meno. Vorrei essere sempre in galleria con Radio Maria. In questo senso reputo il metodo di W.Burroghs del cut-up ancora contemporaneo per de-strutturare anti-narrativamente un mondo deframmentato e schizoide.
L.B. Qual’ è il tuo pubblico preferito immaginario?
H.B. E’ anche quello reale spesso, quello assente. Scrivo per il mio cerchio magico di amici, conoscenti, amici di amici, alla fine è qualcosa di molto condominiale. Forse avrò raggiunto 100 unità.
L.B. Cosa vuoi fare con la tua scrittura?
H.B. Non sarò mai superiore a Celinè, Dossi, De Lillo, quindi una volta che ho appurato questo cerco soltanto di usare la scrittura come una torcia, faro mi pare esagerato, mi sembra qualcosa di generazionale. E’ un’epoca molto buia e svilita, con i mezzi che si hanno, accendini, torce, molotov, è un dovere, una missione far luce per se stessi e per chi al momento è cieco o senza benza, combustibile.
L.B.Ultima domanda
Inauguriamo una corrente industrial?
H.B. Qualcuno prima di noi l’ ha fatto Luther! Bisogna per quanto possibile, anticipare i tempi, partire in solitaria, scegliere sempre e comunque la strada meno battuta e con più battone possibilmente… è un lavoro sporco che non da gratificazioni, ma sarebbe un peccato mortale attardarsi su vecchi modelli un tempo d’avanguardia. Se poni te stesso come medium, ponte; una mente-corpo come terreno di sperimentazione autentica e non come pretesto per ripetere i vecchi clichè triti che ancora esercitano il fascino del secolo dimenticato, allora più che una corrente inaugurerai uno tzunami ed io spero di esserne travolto. E’ l’unico augurio che mi sento di farti.

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Valentina Anastasi di Poeti Derelitti per la rubrica “dilla na cosa” intervista Er Turco Bandannas per l’uscita di “Quel Bar sotto il Ring” – Malavena Edizioni

gennaio 5, 2016
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Valentina Anastasi autrice del collettivo lirico – immaginifico filodrammatico dei “poeti derelitti” convoca sul ring l’imbolsito colesterolico Hugo Er Turco Bandannas autore di “Quel Bar sotto il Ring” per una sfida all’ultima domanda…

Come è nata la tua passone per il pugilato?

“Mio padre era solito seguire i grandi eventi sportivi di ogni tipo: lui è contemporaneo di Nino Benvenuti, insomma i magnifici anni ’60 di Gianni Minà, alla sua epoca esistevano due grandi miti Pelè e Mohammed Alì. Comunque occasionalmente ebbi modo di assistere in televisione ad incontri storici, quando la televisione rappresentava ancora una fantasmagoria familiare, con gli eventi annunciati dalla sigla della Televsione Europea, ti ricordi? tattatarattatatara….ecco secondo me gli anni ’80 rappresentano l’ultimo momento di pathos della boxe mondiale. La fine del regno di Duran, il passaggio del testimone di Sugar Ray e Hearns a Marvin Marvelous Hagler, sto parlando dei primi anni ’80, sempre in quegli anni ricordo in maniera più provinciale, forse perché in Italia il pugilato è sempre rimasto ai livelli del “Bar Ring”, non ce la fa proprio a decollare, pochi soldi, pochi ingaggi, pochi pugili validi, comunque, dicevo, ricordo i vari Patrizio Oliva, Damiani, Stecca e il compianto campione “Flash” Parisi. Poi con gli anni ’90 ho ricordi più vividi e recenti dell’era Tyson, dei suoi incontri fulminanti, K.O. da uno o due round.
Oltre a tutto questo, ho avuto la fortuna di nascere a Civitavecchia che vanta oltre ad una zuppa di pesce da podio sul versante del tirrenico, una tradizione pugilistica che non ha pari in Italia e forse in Europa. Respirare quell’aria fatta di cuoio sudato, del caratteristico tonfo dei guantoni sul sacco, e di qualche colpo ben assestato, ovviamente incassato dal sottoscritto, allenarmi fianco a fianco con grandi campioni, essere seguito da Maestri di fama internazionale, queste cose mi hanno ispirato e tutto ciò rende la boxe la nobile arte. Immaginatevi nel calcio uno come Totti che si allena con lo sconosciuto di turno oppure Mr. Ancellotti che allena le “pippe del quartierino”, sarebbe inconcepibile. Infatti, proprio per questo motivo, il calcio è uno sport e non un’arte.o.”

Quale è stata la molla che ti ha spinto a scrivere “Quel Bar sotto il Ring”?

“Avevo letto l’insuperabile “Città Amara”, unico romanzo di Gardner, storia di pugili che si intrecciano e si sfidano parallelamente con il corollario di esistenze bruciate e perse nelle periferie proletarie degli States anni ’60; poi sono passato all’imprescindibile “La Sfida” romanzo dell’attaccabrighe Norman Mailer sul leggendario incontro Alì vs Foreman in Zaire, in cui Mailer ci descrive anche l’eccentrico oltraggioso giornalista creatore del “gonzismo”, Sir. Hunter Thompson che era presente con lui all’incontro, sfatto ed irrequieto come una rockstar fuori luogo. E per finire ho letto e riletto, come un disco rotto, il meraviglioso “Destination Morgue” dove il cane rabbioso del noir Mr. Ellroy James ci getta direttamente la spugna imbevuta d’inchiostro in piena faccia con un racconto sull’ indimenticabile incontro di boxe Morales vs Barrera: insomma la boxe è la quintessenza del romanzesco, tralasciando mostri sacri come Hemingway e Jack London, e guardando a casa nostra il cantastorie Vinicio Capossela, ad esempio, in tempi recenti ha flirtrato con il pugilato per l’ allestimento di un suo spettacolo e come tema per qualche racconto, mi pare, ma lui mi sembra molto più interessato al lato spettacolare che all’essenziale della disciplina.
Questo per dire che diversi scrittori hanno tirato di boxe sulla pagina e nella vita, per non parlare di altre forme espressive, addirittura Miles Davies, il celebre trombettista free jazz si dilettava col pugilato in gioventù, quindi tornando alla tua domanda volevo confrontarmi con il ring della parola scritta, creare un linguaggio simile alla shadowboxing, una sperimentazione di scrittura “in ombra”, in cui far confluire la scioltezza del flusso di coscienza jazzato ed un po’ beat con l’etica e la tecnica della disciplina pugilistica, inoltre mi sentivo in dovere di rendere giustizia alle puntate radiofoniche con the Marvelous Gargiulli, il co-protagonista, alter ego/hugo del mio “brevimanzo”.

Come mai hai scelto come co-protagonista GG the Marvelous?

“Come ti accennavo prima GG the Marvelous è il mio alter ego, o alter hugo, ormai qualcuno mi scambia per lui e viceversa, è una mente saettante, indisciplinata seppur fortemente paranoica e criminale, uno scienziato sospeso tra fisica quantistica e arti marziali ma con enormi conoscenze aneddotiche e storiche sulla boxe. Quando l’andavo a trovare a casa mi propinava sempre la stessa zuppa: la videocassetta sul fenomeno di tutti i tempi della boxe: Joe Louis intervallata con spezzoni dei Mayhem, band tra i pionieri del black metal. In ogni paragrafo c’è un estratto delle sue esternazioni che ho trascritto fedelmente dalla trasmissione radio “Bar Ring” in onda streaming su spreaker che facevamo insieme. 6 puntate in tutto come 6 round al fulmicotone. 6 paragrafi infatti compongono “Quel Bar sotto il Ring”.
Insomma non so neanche chi abbia scelto chi….ci siamo trovati e ci siamo tenuti, ma in definitiva questo romanzetto è scritto a 4 mani anche se due fantasma seppur col pugno pesante!

Come collochi “Quel Bar sotto il Ring” rispetto alla tua produzione letteraria

“Ancora non saprei. Mi sento lontano mille miglia dalle raccolte di liriche e di racconti che ho pubblicato in formato cartaceo, diversi anni fa “L’ora Blu”, autoprodotto – ilmiolibro.it, “La morte si sconta chattando” Arduino Sacco editore, e “Racconti Cialtroni per cervelli a Sonagli” ediz. Zona Contemporanea, è roba concepita alla fine del secolo scorso, molto imperfetta, con attitudine naif e punk. Istantanee come polaroid per intenderci, niente di più.
Per quanto riguarda i miei scritti più recenti e virtuali, rigorosamente ebook, non credo siano collocabili, li considero molto eterogenei e diversificati. Per quanto riguarda i precedenti “brevimanzi” – “Diario di bordo di un clandestino balordo” – premio Nabokov 2012 – Edizioni Abelbooks e “Luna Punk” Abelbooks 2013 posso dirti che in comune con quest’ultimo hanno un elemento di sperimentazione, fondamentalmente ci ritrovo tratti autobiografici, antropologici, beat-jazz, post modernisti, minimalisti ma anche barocchi, lisergici e archetipici. Mi piacerebbe un giorno riuscire a liberarmi della connotazione più strettamente autobiografica e svincolarmi dalla mia storia personale, ma al momento sembra che sia perseguitato dal mio doppio, dal mio sparring partner, solo fantasma…per fortuna.

I progetti futuri di Hugo Bandannas?

Un estemporanea o blitz reading all’interno della kermesse “Psycho Readers il prossimo 10 Gennaio a Taberna Leandra, Civitavecchia. Successivamente l’idea sarebbe quella di arrangiare una specie di reading sempre qui a Civitavecchia, zona Ghetto, allo studio Inkeded Tattoo del mio amico “di guanti” ed inchiostro scolpito Emiliano Cimino, perché è l’ambientazione giusta, è un po’ il vero Bar sotto il Ring e perché lui ha curato la parte grafica del libro, la copertina è tutta opera sua. Il mio ritratto e quello di GG the Marvelous in bianco e nero estrapolati furtivi da una foto, insomma, non dovrei dirlo perché sembra una sbrodolatura, ma Emiliano gli ha dato un’anima. E’ un grande disegnatore, un ottimo tatuatore, discreto pugile ah ah, questa la prenderà malissimo!
Continuerò a promuovere il libro a modo mio, visto che è praticamente autoprodotto, la Malavena Edizioni è una mia creatura, spero di dare spazio anche ad altri autori in seguito. “Quel Bar sotto il ring” costa 5 euro, per informazioni i potenziali lettori possono contattarmi all’account kingbandanas@libero.it oppure sulla pagina facebook deadskyline, non c’è niente di più semplice che avere un rapporto diretto con i propri lettori, senza case editrici mangia soldi o intermediari come i preti in Chiesa. Citando GG the Marvelous posso affermare che l’etica del lavoro non mi ha piegato, non devo niente a nessuno, sono uno dei pochissimi cani sciolti in circolazione!
Per il resto propositi per il nuovo anno sono un mese di dieta ferrea, rimettermi a tirare di boxe e cercare contatti per scrivere il prossimo libro: una biografia noir su una leggenda della boxe, ma ancora sono solo idee, potrebbe essere un lavoro rischioso in tutti i sensi.

http://www.abelbooks.net/it/catalogo/159-diario-di-bordo-di-un-clandestino-balordo-9788867520237.html

http://www.abelbooks.net/gb/catalogo/191-luna-punk-9788867521050.html

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/25023/lora-blu-2/

http://www.arduinosaccoeditore.eu/altri-libri/

http://www.zonacontemporanea.it/racconti%20cialtroni.htm

https://www.spreaker.com/user/emrovideo

http://inkedtattoocivitavecchia.it/it/11870852_10207243393352522_3845978062130678954_n


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“Ciò che non uccide rende più scemi” – Quattro salti in padella a “Qual Bar Sotto il Ring” – Malavena Edizioni – di Hugo Bandannas – Intervista di Francesca Oggiano

ottobre 23, 2015
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dalla nostra inviata fotoreportA e riportina: Francesca Oggiano portatrice insana dell’ incurabile morbo “Oggyanite” contratto nell’afosa Tunisi. Vi siamo mancati balordi di Deadskyline? – intervista a modino al vostro de-composto Hugo Bandannas da Compo-Stela, redattore di Deadskyline, miglior peso morto pound for pound 2015, autore di – Quel Bar Sotto il ring – malavena edizioni in uscita a Dicembre.

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Francesca: – Hugo Bandannas dal rock al boxe-rock. Cos’è che ti ha spinto a scrivere quel bar sotto il ring?

Hugo – :Il palcoscenico mi andava stretto ormai: ho calcato le peggiori assi di legno delle lontane province di inculandia per 20 anni. Sia chiaro una volta per tutte, su un palco ci salgono i ciarlatani, sul ring soltanto gli eroi.

La spinta propulsiva per scrivere “quel bar sotto il ring” e’ stato proprio il forzare quel lato eroico che in determinate circostanze inaspettato emerge dagli abissi della assopita coscienza.

Francesca: – Una storia che si svolge in 8 round con un quadrato senza confini. Lo sfondo è Civitavecchia e il legame fra passato e presente è the Marvellous. Quanto voglia c’é in questo libro di raccontare un percorso di vita, ciò che si lascia, perde e si ritrova. O due vite, dato che CIvitavecchia e il mondo restano fissi su uno sguardo incrociato il tuo e quello di The Marvellous.


Hugo: – Come dice The Marvellous “al limite degli 8 round devi deciderti a mettere giù l’avversario“, puoi vincere sulle 12 o 15 riprese ma una vittoria ai punti è sempre un rischio, puoi aver dominato e poi magari andare giù al tappeto un secondo prima del gong col famoso cazzotto della domenica. Il ring, o quadrato ha un aspetto molto meno metaforico con la vita di quel che si pensi, così come il Porto in cui si salpa, si transita, si torna e si riparte. Non posso sapere a che round sono arrivato o in che porto sono approdato, l’unica certezza sta nel viaggio, in questo cammino The Marvellous mi accompagna come un Virgilio fulminato per i perigli di codesto limbo che si chiama mondo.

Francesca: – “La vita avversa tempra”. Quanto è difficile vivere in città di provincia? Quanto lo è stato e che differenze ci sono fra il tuo tempo e il tempo vissuto da The Marvellous nella stessa città.

Hugo: – Il mio rapporto con la provincia è controverso: nell’adolescenza mi andava stretta come dei jeans due taglie in meno, ora addirittura devo mettermi una cinta per quanto la trovi sconfinata, la mia dimensione ideale al momento è quella di un paese-villaggio, basta che non sia del mulino bianco, Yo so bandannas e non banderas! Per the Marvellous il discorso è diverso, credo che non si sposti da Civitavecchia da almeno 30 anni, l’ultima volta che ha varcato la frontiera fece un rovinoso incidente con la sua Moto Guzzi in Normandia. E’ un pensatore come Deleuze, essendo completamente assorbito dal suo flusso di coscienza teme che cambiando città questo rettilineo di idee strampalate si interrompa definitivamente.

Francesca: – The Marvellous elenca in 8 round grandi nomi del pugilato e della musica. Pensa a grandi nomi del pugilato o alla tua colonna sonora da raccontare quando sarai allo stesso suo stesso round.

E se the Marvellous fosse una droga quale sarebbe? E tu?

Hugo: – Non posso arrivarci nelle stesse condizioni, anche adesso il confronto è impari : è come far combattere un peso superleggero contro un supermassimo. The Marvellous è un monumento, è il Cassius Clay della boutade, ha una cultura omniscente d’altre epoche ed una memoria da Pico della Mirandola
E’ un maestro delle citazioni. In lui coesistono l’avanspettacolo di Antonio De Curtis come dote di natura, un pensiero indomito e saettante a la Bruce Lee, il destro pesante di Foreman e l’imprevedibilità criminale e paranoica di Charles Manson.
Marvellous è una droga di per sè: ma non dà dipendenza bensì forgia menti indipendenti e libere, sarebbe l’insegnante ideale se non esistessero le scuole…ad ogni modo è anche un potente fungo allucinogeno, in fondo viene dagli psichedelicissimi anni ’60.
Io potrei essere uno speed, per una certa bipolarità poco polarizzata, ma preferisco pensarmi come una red bull irresponsabile che si schianta al suolo perché “non mette le ali”.

Francesca: – Il quadrato del ring è in fondo un po’ come un palcoscenico e come tu dici i round sono le battaglie e le avversità della vita, anche se è difficile sapere qual’è il round che ci attende si può comunque percepire a quale round siamo lungo la strada. Piani presenti e futuri?

Hugo: – Navigo a vista; il pugilato e la vita hanno in comune il fattore X, quello dell’imprevedibilità, il cazzotto invisibile mette sempre k.o. Per il momento il mio impegno è promuovere “Quel Bar Sotto il Ring“, è in uscita dopo diverse traversie i primi di Dicembre, lo venderò a prezzo popolarissimo, 5 euro in formato e-book per la mia Casa Editrice Malavena Edizioni via email. Tornerò presto ad allenarmi e a tirare di boxe ma dopo che il mio amico, nonché leggenda della boxe Gianluca Silver Horse Branco scherzando sul ring mi ha “autografato” una costola, mi limiterò a guardare gli incontri in TV fantozzianamente con birra e rutto libero.

Francesca: – “La mia è la generazione della contestazione della morale
giudaico-­‐cristiana.
Poi c’è stata l’epoca delle
donne: l’esagerazione delle femministe
che ha portato a delle conquiste non
indifferenti”. THe Marvellous: Oggi è l’era della sobrietà
Secondo te la nostra che generazione è?

Hugo: – La generazione nata, come me e te, nei ’70 è quella di mezzo, non a caso la più sfigata, quella che ha dovuto solo incassare, schivando poco o niente, ci siamo presi tutto quello che veniva come degli scontri frontali in contromano: i rave, le pasticche, il nichilismo in flanella di kurt Cobain, l’onda lunga dello yuppismo anni ’80, mani sporche che poi sono diventate “mani pulite” e si sono risporcate, il Biscione, il lavoro inter-urinale, le briciole del capitalismo, il terrorismo islamico mascherato da Ronald (Regan) dei Mc Donaldi etc.etc.
Sai che c’è? non ci può parare sempre il culo con l’assunto di Nietzsche “ciò che non uccide rende più forti” perché ciò che non uccide rende anche assai più scemi un po’ come il pugile che si ritira ormai suonato no. per chi suona sta campana ?

Francesca: – Quindi come dice the marvellous questa generazione della sobrietà farà qualcosa di grande basta dargli tempo?

Hugo: – sicuro, voglio sperarci, ma a questa generazione e a quelle che si succederanno sono rimasti sempre meno round prima della campana-armageddon, poi in fondo la verità è che: “ma non lo so- non lo so- non lo so- non lo so – ad libitum citando I Soliti Idioti


New T-Shirt Death XIII Tarot Line – Basita Crash Assamble Brand dress and support Boxe Legend Branco Junior

ottobre 9, 2014
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Jukebox all’ Idrante radio podcast

agosto 13, 2014
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http://www.spreaker.com/user/emrovideo


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Basita Crash Assamble

agosto 13, 2014
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Luna Punk di Hugo Bandannas (abelbooks.com)

luglio 9, 2014
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http://www.abelbooks.net/it/catalogo/191-luna-punk-9788867521050.html

 

 

 

 

http://www.spreaker.com/user/bandannas74/luna-punk-intervista-radiofonica?sp_redirected=true


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INTERVISTA DI PHILTY PER LA DREAMZINE “LE FOGLIE MORTE VIVENTI”: IL LUNA PUNK DI HUGO BANDANNAS /ERIKANTOLA

maggio 8, 2014
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Non sono riuscita ad arrivare alla fine del tuo romanzo, Luna Punk  

Il tuo lettore dovrebbe  volersi del male per riuscirvi. Ma il fine sarebbe solo questo?  Farsi del male?

 

H.B.  Nella letteratura, o pseudo tale, come quella che propongo io, non ci si fa mai del male. C’è sempre una rete di sicurezza, una barriera, rappresentata dalla pagina. Anche i testi di Artaud seppure sono fatti di una “parola che urla e rantola  tra le fiamme” non viene mai oltrepassata la soglia del dolore, che per esempio si supererebbe  incontrando un gatto investito da un auto sulla strada.

 

Ti rivolgi ad un segmento di pubblico ben preciso? Io direi di sì, ma non l’individuo.

 

H.B. Non riesco a visualizzare un mio potenziale lettore: Luna Punk è un romanzo breve di formazione e trasformazione, forse a dirla tutta di de-formazione. Ho passato molto tempo letterario e meno a rompermi la testa sul concetto di individuo, identità, ego. I miei primi lavori erano imbevuti di narcisismo a perdere. Adesso ho capito che la storia viene fatta da grandi cambiamenti sociali e antropologici.

 

Perché credi che valga la pena leggere il tuo racconto?

 

H.B. Perché è come un pacchetto di sigarette a salve. Riesce ad infondere lo stesso piacere della nicotina senza far altrettanto male e costando anche meno.

 

 

Il tuo stile è molto cambiato nel tempo. Potresti fare una sintesi di questi cambiamenti?

 

H.B. Come accennavo qualche riga sopra, è la prospettiva sull’individuo che cambia. Ho passato il mio periodo epico letterario e non solo in una stanza piena di miti più o meno falsi. Buoni e cattivi maestri che ti insegnano ad evolverti o involverti, poi ad un certo punto metti sotto chiave la stanza, esci fuori e scopri corridoi e altre stanze in cui soltanto il movimento dei passanti ti ispira di più del singolo mito, archetipo.

 

A me pare che prima esprimevi un’energia  che passava da toni foschi a sonorità più auliche .

H.B. Non saprei cosa rispondere. Non rileggo, come non riascolto le mie produzioni passate. Sarebbe come fare continui paragoni tra la tua nuova ragazza e le “vecchie”. Mi fido di quello che affermi. Probabile che fossi circondato o ispirato da atmosfere più dense e di chiaro scuri. Ora mi interessa la storia e se fossi un regista ti direi i movimenti di macchina da presa.

 

 

 

Puoi dirci se c’è un’affinità o un contrasto tra te e la tua coautrice.

 

A parte il fatto che ad entrambi piace scrivere, per  passione, distrazione, catarsi, non vedo molte affinità. Anzi ciò che funziona sono i contrasti tra la mia prosa ed i suoi dialoghi al limite del pulp da delinquenza minorile

 

Puoi dirci qualcosa di più di lei?

 

Ericantola è una psycho terapeuta…ed io sono il buco nero della psicanalisi. Il suo “bambino problematico”.

 

Continuerai a scrivere?

 

Sicuro. Ho già qualche idea per un’altra storia selvaggia, pervertita sulla falsa riga di Luna Punk. Sarà qualcosa a metà strada tra lo stile naivè di Fante e la scrittura a sonagli di Hunter Thompson

 


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Bar Ring podcast V round

marzo 9, 2014
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